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SEZIONE II: I
brani dei Beatles registrati da altri Questa parte si rivela
infinitamente più complicata da compilare (basti sapere che la sola Yesterday
detiene il record assoluto di cover incise) e per questo motivo darò solo
un'occhiata ad una scarna manciata di artisti. Elencherò questi artisti in
ordine alfabetico: AEROSMITH: Esecutori di diverse covers dei Beatles, gli
Aerosmith hanno prodotto una buona Come Together, un'ottima Helter
Skelter e una buonissima I'm Down. Tutte e tre le versioni non differiscono
troppo dalle originali. La voce di Tyler è forse una delle pochissime a poter
paragonarsi a quella di McCartney e la loro Helter Skelter se la gioca
pesantemente con le versioni firmate Oasis e U2. AFTERHOURS: La Hey Bulldog degli italiani Afterhours è
grintosa e potente, senza scostarsi di troppo dalla versione originale. ALANIS MORISETTE: Anche la brava cantante canadese ci regala qualche
perla. Le sue interpretazioni di Dear Prudence e Norwegian Wood
dal vivo si avvalgono di una voce eccezionale e un'atmosfera che non tradisce
l'originale. ARETHA FRANKLIN: La grandissima Aretha Franklin ha donato un'anima
soul a capolavori come Let It Be e Eleanor Rigby. Si può
discutere se questo sia o meno fuori luogo, ma la qualità dell'esecuzione è certamente
al di sopra di ogni critica. BELLE AND
SEBASTIAN: La loro Here Comes the Sun, eseguita dal
vivo è fedelissima all'originale nell'arrangiamento (che si arricchisce degli
archi) ed è impreziosita dalle eteree voci di Murdoch e soci, che rendono di
certo il massimo onore a questo capolavoro immortale. BILLY JOEL: Una A Hard Day's Night dura e compatta
quella di Joel, una buona esecuzione dal vivo. BOB MARLEY: Ebbene si, nemmeno Marley si è risparmiato un
tuffo nel beat. L'atmosfera reggae conferita alla sua And I Love Her
porta il pezzo su una dimensione completamente differente. Per quanto si
possa continuare ad apprezzare di più la ballata targata '64, non si può
negare il merito a questo grande della musica. BON JOVI: Help! in versione ballata è un classico, e i Bon Jovi non si
sono fatti sfuggire l'occasione di omaggiare la tradizione. La loro Help!
lenta è appassionata senza pretendere troppo. Here Comes the Sun,
invece, gli riesce meglio. BRUCE SPRINGSTEEN: I Saw Her Standing There improvvisata con Harrison e Joel
risulta un rocchettone sgangherato da osteria. Ma almeno diverte. CARMEN CONSOLI: La Can't Buy Me Love di Consoli (basso e
voce), Gazzè (batteria e cori) e Turci (chitarra e cori) convince e stupisce.
Se la Turci imparasse ad eseguire un assolo stupirebbe ancora di più, ma ci
accontentiamo. Carmencita non si fa sfuggire però l'occasione di eseguire un
classicone per ogni beatle-fan ed insieme a Raf sforna una Come Together
più che degna. CILLA BLACK: Liverpuldiana come i quattro favolosi, Cilla Black
incise una grandissima quantità firmate da Lennon e McCartney, alcune di
queste commissionate su misura. Tra le cover merita di essere ricordata una
delicata For No One e una alquanto scontata Yesterday. Tra le
altre compare la bella Step Inside Love, Love of the Loved e It's
For You, tutte canzoni mai pubblicate dai Beatles. CROSBY,
STILLS & NASH: Loro un'eccelsa rivisitazione di Blackbird,
sognante l'impasto vocale, essenziale la parte di chitarra. DAVE
MATTHEWS BAND: Anche loro cadono nella trappola di In My Life,
un capolavoro immortale praticamente impossibile da riprodurre decentemente.
La loro versione non è male, ma finisce con l'annoiare. DAVID BOWIE: Celebre è la sua Across the Universe. Un
lavoro non memorabile, ma migliore di altri. DEEP PURPLE: Super-debitori ai Beatles, i Deep Purple
non hanno mai mancato di omaggiare i fab four: la loro We Can Work it Out
è il secondo punto del medley con Exposition. Altro tributo è stata
l'ennesima Help! lenta, non troppo riuscita. DIANA KRALL: And I Love Her la tira decisamente troppo per le lunghe. ELTON JOHN: Ottenne un gran successo con la cover di Lucy
in the Sky with Diamonds. Un po' esasperata la coda, ma bella
l'esecuzione. ELVIS PRESLEY: Il maestro rende onore agli allievi. Verso la fine
della carriera cantò Something e Hey Jude. Meritevole di lode
lo sforzo, ma non era più l'Elvis che aveva fatto sognare. FRANK SINATRA: Un altro mostro sacro che si cimenta con i brani
firmati Lennon/McCartney, tra cui Something (che è di Harrison, ma per
Francuccio non fa differenza) e Yesterday. Della prima è
particolarmente apprezzabile la versione più swingata. GEORGE MICHAEL: Infilare una The Long and Winding Road in
un live fa sempre il suo effetto, e Giorgino lo sa bene. Carina, niente di
più. Ma c'è sempre la gemma di Drive My Car cantata in duetto con
Paoletto al Live 8, che non è affatto male. GIORGIA: Ebbene si, anche l'artista "soul" (così
la definiscono) nostrana si volle dilettare con il songbook di Lennon e McCartney,
con Here, There and Everywhere. Emoziona la sua voce, annoia la
canzone. JIMI HENDRIX: Era appena uscito Sgt. Pepper's Lonely Hearts
Club Band quando Jimi Hendrix aprì un suo concerto proprio con la title
track del leggendario disco. Un tributo che è rimasto nella storia. Altro
pezzo che il guitar master ha eseguito con gran gusto è stato Day Tripper. JOE COCKER: Una delle più belle e famose reinterpretazioni di
un brano dei Beatles è proprio With a Little Help From My Friends di
Cocker. Prendi un capolavoro, stravolgilo, aggiungi cori in quantità, sposta
il tutto sui 3/4 del valzer, e avrai un altro capolavoro. Nella sua carriera
Joe Cocker ha poi reinterpretato altre canzoni dei quattro di Liverpool, ma
questa è la più famosa, e anche quella che gli ha dato più lustro. LULU: Una Day Tripper sbarazzina, quella di Lulu,
carina. MARTA SUI TUBI: Scelta singolare quella di includere anche loro in
questa lista, ma la loro Tomorrow Never Knows mi ha impressionato. E'
una buona cover, che rispetta lo spirito originale della canzone
attualizzandolo alle sperimentazioni che probabilmente Lennon avrebbe fatto
se fosse ancora tra noi. MICHAEL BUBLE': Frank Sinatra Junior ci prova con Can't Buy Me
Love: non è una versione malvagia, abbiamo già constatato che il ragazzo
ha abbastanza talento e il suo swing convince quanto basta. MINA: Forse l'artista italiana che più ha attinto al
repertorio dei Beatles, Mina ha all'attivo addirittura un intero disco di
cover, con una bella copertina disegnata sullo stile di Revolver. Elencare
tutte le canzone sarebbe un lavoro molto lungo, preferisco soffermarmi su un
grazioso medley che negli anni sessanta eseguì includendo She Loves You,
And I Love Her, A Hard Day's Night, If I Fell e I Should Have Known
Better, davvero carino. Mi si consenta di citare almeno un gioiellino
dal suddetto disco di cover (Mina canta i Beatles) cioè Oh! Darling:
perfetta. NO DOUBT: Incredibile a dirsi, ma vi assicuro che sentire
Gwen Stefani che canta Ob-La-Di, Ob-La-Da è un vero spasso. Anche
perchè non la canta per niente male. OASIS: Una volta Noel Gallagher disse che se avesse
fallito con gli Oasis avrebbe messo su una cover band dei Beatles. Non è
difficile credergli, vedendo la qualità e la quantità dei pezzi registrati ed
eseguiti. La loro Helter Skelter è potente, ma Noel se la prende
relativamente facile, cantandola in RE, invece che in MI. All You Need Is
Love invece la canta Noel, con tanto di inno francese all'inizio. Sempre
pedissequi in ogni cover, cadono invece nell'abisso della Help! lenta,
anche loro. Bella, ma nessuna sorpresa. I Am The Walrus risulta invece
gradissima: un brano dei più impegnativi eseguito davvero bene. Bella anche You've
Got to Hide Your Love Away, e mi fermo qua, senza citare le innumerevoli
collaborazioni con Paul McCartney (notevolissime), onde evitare di
monopolizzare la lista con gli Oasis. OTIS REDDING: Un altro grandissimo, stavolta della Tamla Motown,
che attinge con successo al repertorio beatlesiano. La sua Day Tripper
è esplosiva. OZZY OSBOURNE: Si parla di materiale freschissimo: l'ultimo
lavoro del "Principe delle Tenebre" è un intero disco di cover,
dove trova posto l'unico rifacimento decente di In My Life che il
sottoscritto abbia mai sentito. Significativo. PEARL JAM: Ruvida come gli si addice e bella quanto basta la
loro I've Got a Feeling. RAY CHARLES: Celebre è la sua Eleanor Rigby, una
versione magnifica, che mantiene la sensazione generale del pezzo originale,
cambiando tutto il pezzo. Lavoro di fino anche su Yesterday, dove il
pianoforte di Ray trasforma la canzone in un grido meraviglioso e potente. ROGER WATERS: Delude che a fare un buco nell'acqua così grande
sia proprio un artista così importante. La Across the Universe di
Waters è bruttina e male arrangiata, i cori à la Another Brick in the Wall
non sono buoni per tutto. ROXETTE: Ennesima Help! lenta, ma non troppo. Bella
la voce, carina la chitarra. Passabile. SHIRLEY BASSEY: Persino la signora Bassey non rinuncia a farsi un
tuffo nel songbook del quartetto, e se ne esce con in mano una suggestiva
versione di The Fool on the Hill. STING: Si cimenta con un pezzo ambizioso, Sting. A Day
in the Life non è la cosa più immediata che si possa tentare. Non ne esce
con le ossa rotte, ma non ci fa nemmeno una figura epica. Va meglio con Penny
Lane, decisamente meglio. THE CORRS: Riprendendo le linee essenziali dell'arrangiamento
originale e aggiungendo un appropriato violino (UNO solo, capito Spector dei
miei stivali!?) confezionano una The Long and Winding
Road piacevolissima. THE BEACH
BOYS: (Veri) rivali dei Beatles (almeno fino a Sgt.
Pepper's), i
Beach Boys del mitico Brian Wilson rendono omaggio ai Beatles nel loro disco Beach
Boys' Party, con cover di I Should Have Known Better, Tell Me Why e
You've Got to Hide Your Love Away. L'impasto vocale dei tipi da spiaggia fa sempre il suo
effetto. THE DAMNED: Non c'è il rischio che la loro versione di Help!
risulti banale perchè lenta. Una rincorsa punk verso la velocità della
luce che rende ben poco onore ad una delle più belle canzoni di Lennon. Ma
ringraziamo per il tentativo. THE MAMAS
AND THE PAPAS: Riuscendo a ridurre tutto, ma proprio tutto, ad
una tranquillità assoluta, non si risparmiarono un'incursione in uno dei
rocchettini più sconosciuti dei Beatles. Il risultato è una I Call Your
Name al caramello. THE MARMALADE: Divenuti famosi con uno dei tanti singoli mancati
dei Beatles, la loro Ob-La-Di, Ob-La-Da manca della verve originaria,
ma evidentemente questo non gli impedì di arrivare al numero uno nelle charts. THE HOLLIES: Loro ci provarono con una cover di If I Needed
Someone. Apprezzabile l'impegno, ma niente di sensazionale. THE
ROLLING STONES: Ebbene si. Si dia il caso che i Rolling Stones,
elevati più e più volte a rango di rivali ufficiali dei Beatles, abbiano
iniziato la loro carriera proprio con un singolo firmato da Lennon e
McCartney (era il loro secondo singolo), I Wanna Be Your Man, che
riscosse grande successo in Inghilterra ma soprattutto dette l'impulso a
Jagger e Richards a scrivere brani propri. Con successo, pare. TORI AMOS: Eterea e soffice la sua She's Leaving Home,
più che altro per la bella voce. TRAVIS: In epoca di Brit-Pop sarebbe stata una bestemmia
che i Travis non eseguissero almeno una bella cover dei Beatles, no? Detto
fatto. La loro Here Comes the Sun non è niente di nuovo sul fronte
occidentale, ma funziona. U2: Autori di uno dei migliori rifacimenti esistenti
di Helter Skelter, gli U2 non si sono fermati lì. Con una tale
premessa dispiace dire che la loro versione di Happiness Is a Warm Gun
sia una delle peggiori cover mai incise di una canzone dei Beatles. Le due
cover live di Help! (a cappella e lenta, e come sennò?) e Dear
Prudence (se Bono studiasse un testo uno, ogni tanto, sarebbe anche
gradito) non riuscirebbero da sole a risolvere il punteggio pari tra fiaschi
e successi, ma fortunatamente ci viene in aiuto l'epocale cover di Sgt.
Pepper's Lonely Hearts Club Band con cui gli U2 hanno aperto il Live 8
come spalla a Paul McCartney. Tu chiamale se vuoi, emozioni. WILSON PICKETT: Mette i brividi la sua Hey Jude, un gran
lavoro per un grande artista. XTC: Come potevano ritenersi esenti dal cimentarsi in
una cover dei Beatles, proprio loro che sono tra i più beatlesiani della
storia della musica? La loro I Am the Walrus è pedissequa, ma
funziona. La martellante batteria anni ottanta riempie l'udito, ma si
sopporta, il resto dell'arrangiamento è una fotocopia. Appendice: La lista appena finita
non è che una frazione infinitesimale dell'universo di cover che arricchisce
la discografia legata ai Beatles. In questa appendice vorrei ricordare
sommariamente alcuni altri casi che rientrano in quelle categorie non
contemplate qua sopra. Sto parlando di colonne sonore di film costruite
interamente sul repertorio dei Beatles (quella di I Am Sam o quella di
Backbeat), di musical (quello interpretato dai Bee Gees sul tema di Sgt.
Pepper's) e di quel piccolo arcipelago di pezzi che Lennon, McCartney e
Harrison hanno scritto appositamente per altri interpreti. Ci sono poi interi
dischi di cover (come Motown Meets the Beatles, Blue Note Plays the
Beatles, il già citato Mina Canta i Beatles, o il bellissimo
tributo indie This Bird Has Flown, pubblicato in occasione dei
quarant'anni di Rubber Soul), l'universo delle cover band e la miriade
di canzoni scritte ex-novo come tributo ai Beatles, o quelle che contengono
riferimenti ad essi (The Story of Bo Diddley degli Animals, o American
Pie di Don MacLean). Meritano un posto in questo appendice anche le
infinite cover eseguite da moltissimi artisti (anche già citati sopra) in
collaborazione con ex-Beatles (l'epica I Saw Her Standing There di
Elton John e John Lennon al Madison Square Garden o Come Together
incisa da Paul McCartney con Noel Gallagher e Paul Weller, per dirne solo
due). Ci sono poi quelle piccole stranezze come il disco XMas! The Beatmas,
un album di mash tra canzoni tradizionali di Natale e brani dei Beatles: Ticket
to Ride che diventa White Christmas merita davvero. Taccio infine del mare
di traduzioni italiote, con le quali, soprattutto nel corso degli
stessi anni sessanta, siamo riusciti a scempiare praticamente tutta la
discografia beatlesiana. Cito La tua voce (And I Love Her) di
Patty Pravo come raro esempio di impresa riuscita. Non sarebbe fisicamente
possibile passare in rassegna tutte le appendici della band più famosa e
importante della storia della musica, quindi dovrò limitarmi a questi
accenni. I Am Sam OST 01. Sarah
McLachlan: Blackbird 02. Aimee
Mann & Michael Penn: Two Of Us 03. The
Wallflowers: I'm Looking Through You 04. Rufus
Wainwright: Across the Universe 05. Ben
Harper: Strawberry Fields Forever 06. Eddie
Vedder: You've Got to Hide Your Love Away 07.
Sheryl Crow: Mother Nature's Son 08. The
Black Crowes: Lucy in the Sky with Diamonds 09. Ben
Folds: Golden Slumbers 10. Paul
Westerberg: Nowhere Man 11. Nick
Cave: Let it Be 12.
Stereophonics: Don't Let Me Down 13.
Heather Nova: We Can Work it Out 14. The
Vines: I'm Only Sleeping 15. Howie
Day: Help! 16.
Grandaddy: Revolution 17.
Chocolate Genius: Julia This Bird
Has Flown - Tribute to Rubber Soul 01. The
Donnas: Drive My Car 02. The
Fiery Furnaces: Norwegian Wood (This Bird Has Flown) 03. Dar
Williams: You Won't See Me 04. Low: Nowhere
Man 05.
Yonder Mountain String Band: Think For Yourself 06. Mindy
Smith: The Word 07. Ben
Harper and the Innocent Criminals: Michelle 08.
Sufjan Stevens: What Goes On 09. Rhett
Miller: Girl 10. Ted
Leo: I'm Looking Through You 11. Ben
Lee: In My Life 12. Ben
Kweller: Wait 13.
Nellie McKay: If I Needed Someone 14.
Cowboy Junkies: Run For Your Life The Song the Beatles Gave Away, alcuni brani a firma
Lennon/McCartney o Harrison incisi da altri autori e mai incisi dai Beatles Badfinger:
Come and Get It Billy J.
Kramer and The Dakotas: Bad To Me, From a Window, I'll Be on My Way, I'll
Keep You Satisfied Cilla
Black: It's For You, Love of the Loved, Step Inside Love Jackie
Lomax: Sour Milk Sea* Mary
Hopkin: Goodbye P. J.
Proby: That Means a Lot Peter
& Gordon: Nobody I Know, Woman, World Without Love The
Applejacks: Like Dreamers Do The Black
Dyke Mills Band: Catwalk The
Fourmost: Hello Little Girl, I'm In Love The
Strangers with Mike Shannon: One and One is Two Tommy
Quickly: Tip of My Tongue Tutti i brani sono di Lennon/McCartney, tranne *
Harrison. E la lista potrebbe
continuare all'infinito. Mi fermo qua perchè si è fatta una cert'ora, se a
qualcuno dei miei appassionatissimi lettori dovesse venire in mente qualcosa
di tremendo che ho tralasciato, si faccia pure avanti. |
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