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Beatles Covers |
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Era un bel po' di tempo
che non mi dedicavo a scrivere qualcosa di musica, qua. Rimedierò ora, con
una breve riflessione in due parti sulle Beatles covers, cioè sulle cover che
i Beatles hanno eseguito di brani altrui e sulle cover che alcuni altri
hanno eseguito (elencare tutte le cover dei brani dei Beatles sarebbe
impossibile). In questa occasione riporterò alcune canzoni e aggiungerò un
sintetico commento personale. Andiamo dunque ad
iniziare: SEZIONE I: I brani
non originali pubblicati dai Beatles Fino a tutto l'inizio
degli anni sessanta (diciamo fino a circa il 1965) era prassi comune e quasi
obbligatoria che un gruppo al suo esordio pubblicasse un disco composto
prevalentemente da rifacimenti di celebri brani di altri autori. Una pratica
che oggi ci risulta tanto strana quanto inutile, ma che al tempo era
assolutamente normale, tanto che il primo LP dei Beatles, contenente
"ben" sei canzoni firmate da Lennon e McCartney fece innalzare
parecchi sopraccigli (il disco d'esordio dei Rolling Stones - tanto per fare
un paragone scontato - conteneva una sola canzone accreditata a
Jagger/Richards). 1. PLEASE
PLEASE ME, 1963 Il disco d'esordio del quartetto di Liverpool vede
in scaletta sei brani non originali: 01.
I Saw Her Standing There (McCartney/Lennon) 02.
Misery (McCartney/Lennon) 03. Anna
(Go to Him) (Alexander) 04.
Chains (Goffin/King) 05. Boys (Dixon/Farrell) 06.
Ask Me Why (McCartney/Lennon) 07.
Please Please Me (McCartney/Lennon) 08.
Love Me Do (McCartney/Lennon) 09.
P.S. I Love You (McCartney/Lennon) 10. Baby
It's You (David/Williams/Bacharach) 11.
Do You Want to Know a Secret? (McCartney/Lennon) 12. A
Taste of Honey (Scott/Marlow) 13.
There's a Place (McCartney/Lennon) 14. Twist
and Shout (Medley/Russell) Nel repertorio live dei Beatles era frequente A
Shot of Rhythm and Blues, un brano di Alexander, ma per la registrazione
di Please Please Me venne registrata un'altra canzone dello stesso autore: Anna
(Go to Him), un risultato non eccelso per una canzone non memorabile. Va
lievemente meglio con Chains, prima ribalta alla voce solista di
Harrison. Il terzo brano non originale (Boys) è affidato al
vocione di Ringo, che trasforma il successo delle Shirelles in un brano
decisamente accattivante. E poco importa se il testo parla di
"ragazzi", l'importante non sono le parole stavolta. Baby It's
You, ancora delle Shirelles, è cantata da Lennon, che dona nuova grinta
alla canzone. I coretti sbarazzini che ripetono "cheat, cheat"
portano la canzone su una dimensione sorprendente. Avvicinandoci alla fine troviamo A Taste of
Honey, prova lampante dell'infatuazione di McCartney verso la produzione
musicale legata al mondo del cinema e del cabaret: altri esempi di questo suo
interesse sono Besame Mucho (che però non fu mai pubblicata) e Till
There Was You, apparsa su With the Beatles lo stesso anno. Ma l'apice (forse anche dell'intero disco) si
raggiunge con l'ultima traccia, la cover divenuta più celebre, tanto che
molti non conoscono la versione originale degli Isley Brothers e la
accreditano ai Beatles: Twist and Shout. Alle nove di sera i ragazzi
stavano registrando già da dodici ore, ma a George Martin mancava ancora una
canzone. La voce roca di Lennon qui ci regala un'esecuzione che è rimasta nel
tempo come una delle più energiche, sfavillanti ed elettriche della storia
della musica. Registrata in una sola take (la voce di Lennon non resse
oltre), Twist and Shout pose il definitivo sigillo alla leggendaria
session di registrazione del primo disco dei favolosi quattro. 2. WITH
THE BEATLES, 1963 Il secondo LP del gruppo vedeva ancora una volta
sei brani non originali nella traklist: 01.
It Won't Be Long (Lennon/McCartney) 02.
All I've Got to Do (Lennon/McCartney) 03.
All My Loving (Lennon/McCartney) 04.
Don't Bother Me (Harrison) 05.
Little Child (Lennon/McCartney) 06. Till
There Was You (Willson) 07.
Please Mr Postman (Dobbin/Garrett/Garman/Brianbert) 08. Roll
Over Beethoven (Berry) 09.
Hold Me Tight (Lennon/McCartney) 10. You
Really Got a Hold on Me (Robinson) 11.
I Wanna Be Your Man (Lennon/McCartney) 12. Devil
In Her Heart (Drapkin) 13.
Not a Second Time (Lennon/McCartney) 14. Money
(Bradford/Gordy) Il secondo disco dei Beatles fece esplodere la
Beatlemania (che A Hard Day's Night dell'anno successivo consacrò) e procedette
spavaldo sulla strada che Please Please Me aveva già battuto, percorrendola a
tutta forza con notevoli miglioramenti su tutta la linea. Il primo brano non
originale che incontriamo è Till There Was You (tratto dallo show
"The Music Man" del '57), ed ancora una volta la scelta reca le
impronte digitali di McCartney. Il riarrangiamento è fantasioso ed efficace,
tanto che la canzone fu eseguita anche all'Ed Sullivan Show, l'anno dopo. La
seconda cover che incontriamo in lista è Please Mr Postman, ancora una
volta un brano scelto da Lennon "rubandolo" al repertorio da gruppo
femminile, e tocca stavolta alle Marvelettes. Please Mr Postman viene
eseguita - come accade spessissimo per i Beatles - in una versione più
grintosa dell'originale, anche a costo di renderla più pesante. Il terzo
incontro è con Roll Over Beethoven, un classico di Chuck Berry, la
voce è di Harrison (ma l'esecuzione vocale del pezzo era stata affidata a
Lennon fino al 1961) e stavolta convince. You Really Got a Hold on Me, successo immortale di Smokey
Robinson and The Miracles, era il pezzo più impegnativo al quale i Beatles si
fossero avvicinati fino ad ora, ed ancora una volta fu Lennon a scegliere (e
a cantare). La voce è perfetta e la fantasiosa esecuzione si distacca
completamente dall'originale, ennesima prova dell'ecletticità del gruppo. Mutuata stavolta dalle Donays, Devil In Her
Heart rimane una prova non eccelsa, che contribuisce solamente a cucire
addosso a Harrison (che la canta) il ruolo di "bambino sperduto del
doo-wop", per dirlo con le parole di MacDonald. Ma ancora una volta la sorpresa sta alla fine:
l'interpretazione di Money firmata Beatles è quanto di più energico ci
si possa aspettare dai quattro. La loro versione fa letteralmente a pezzi
l'originale di Barrett Strong, con un arrangiamento e un apparato
vocale da brivido. 3. LONG
TALL SALLY (EP), 1964 Vale la pena di dare un'occhiata a questo EP,
pubblicato poco prima di A Hard Day's Night (ma registrato durante le stesse
sessioni), e contenente ben tre cover: 01.
I Call Your Name (Lennon/McCartney) 02. Slow
Down (Williams) 03. Long
Tall Sally (Johnson/Penniman/Blackwell) 04. Matchbox (Perkins) La prima cover, Slow Down di Larry
Williams, è una registrazione di mestiere, senza troppe sorprese. Ma vale la
pena di soffermarsi sulla terza traccia. La title-track infatti gode di un
lustro paragonabile a quello di Twist and Shout: registrata in una
sola ripresa, si avvale stavolta dei ruggiti à la Little Richard di
McCartney, che trasforma la canzone in una locomotiva lanciata a tutta
velocità. Non sorprende che Long Tall Sally sia rimasto nella scaletta
degli spettacoli dal vivo fino al 1966, data dell'ultimo concerto del gruppo. Cantata in origine da Pete Best e poi da Lennon, Matchbox
viene invece rilevata da Starr per la registrazione: un rockabilly duro e
compatto che ha un suo perchè. 4. BEATLES
FOR SALE, 1964 Il terzo disco dei Beatles, A Hard Day's Night,
aveva segnato un vero e proprio punto di svolta epocale: tutte le canzoni
dell'LP erano firmate Lennon/McCartney, era assoluta l'assenza di brani non
originali. Con il loro quarto lavoro però, si torna alla formula dei primi
dischi, con sei covers. Parte della critica fu propensa a criticare questo
passo indietro, vedendo tutto il disco come una netta caduta rispetto a A
Hard Day's Night, ma la questione non si può risolvere guardando solo al
numero di composizioni originali che un album racchiude. Beatles For Sale
inaugura infatti una stagione di profondo cambiamento per i Beatles: il loro
incontro con la musica di Dylan, i loro primi timidi passi nel mondo della
droga (fu proprio Dylan a introdurre i quattro alla marijuana) e la crescente
insoddisfazione di Lennon sono tutti fattori che contribuirono a modificare
alla radice la musica prodotta dal gruppo, facendola crescere e smarcandola
progressivamente dalla semplice canzonetta d'amore. E' l'inizio di un periodo
che si apre con I Feel Fine e Beatles For Sale, passa attraverso Ticket
to Ride, Help!, Yesterday e You've Got to Hide Your Love
Away, fino a Rubber Soul tutto, Day Tripper e We Can Work it
Out, e si chiude con Rain, Paperback Writer e Revolver
tutto. E' l'epoca di mezzo che sta tra il 1964 e il 1966, gli anni della
Swingin' London, gli anni dell'approfondimento, quegli anni propedeutici al
lavoro di studio che porterà, nel 1967, a Sgt. Pepper's
Lonely Hearts Club Band. 01.
No Reply (Lennon/McCartney) 02.
I'm a Loser (Lennon/McCartney) 03.
Baby's In Black (Lennon/McCartney) 04. Rock
and Roll Music (Berry) 05.
I'll Follow the Sun (Lennon/McCartney) 06. Mr.
Moonlight (Johnson) 07.
Medley:
a. Kansas City (Leiber/Stoller)
b. Hey, Hey, Hey, Hey (Penniman) 08.
Eight Days a Week (Lennon/McCartney) 09. Words
of Love (Holly) 10. Honey
Don't (Perkins) 11.
Every Little Thing (Lennon/McCartney) 12.
I Don't Want to Spoil the Party (Lennon/McCartney) 13.
What You're Doing (Lennon/McCartney) 14.
Everybody's Trying to Be My Baby (Perkins) La prima cover che andiamo ad analizzare è
probabilmente una delle migliori mai incise dal gruppo. Rock and Roll
Music (ancora una volta è Chuck Berry che viene chiamato in causa) viene
registrata in una sola ripresa, e tanto basta per renderla superiore
all'originale. Non riserva lo stesso piacere Mr Moonlight,
urlata da Lennon nell'improponibile chiave di FA diesis maggiore.
Un'esecuzione sicuramente appassionata per una canzone che non merita però
troppa attenzione. Tutt'altra storia con Kansas City/Hey, Hey,
Hey, Hey, super-medley di Little Richard del quale McCartney si occupa
alla perferzione. Il risultato è un rock perfetto, aggressivo, urgente e
trabordante. Words of Love è il tributo che Lennon e McCartney pagano ad uno
dei loro idoli, Buddy Holly, tragicamente scomparso pochi anni prima. Il solo
intreccio vocale dei due basta e avanza come meraviglioso omaggio alla sua
memoria. Per le ultime due covers viene scomodato ancora
una volta Carl Perkins: Honey Don't è simpaticamente cantata da Ringo
e procede abbastanza spavalda, mentre la traccia di chiusura non eguaglia
stavolta i livelli leggendari di Twist and Shout e Money,
rimanendo come un vivace avanzo trabordante eco. 5. HELP!, 1965 Help!, ultimo baluardo della canzonetta prima di
arrivare all'epico Rubber Soul, è un album incoerente e contraddittorio.
Raccoglie in se pezzi immortali, di struggente bellezza come You've Got to
Hide Your Love Away, Yesterday e I've Just Seen a Face,
capolavori e pietre miliari come Help! stessa e Ticket to Ride,
e scarni riempitivi come Another Girl, The Night Before o You
Like Me Too Much. Una personalissima opinione è che al posto delle due
cover del disco avrebbero fatto un'egregia figura due brani provati nelle
stesse session, ma mai incisi: la bellissima That Means a Lot (della
cui rovina si occupò più tardi P.J. Proby) e la simpatica If You've Got
Troubles. Help! è anche l'ultimo disco dei Beatles a
contenere canzoni non originali (con l'eccezione della raccolta A Collection
of Beatles Oldies... But Goldies, del 1966, che conteneva l'inedita Bad
Boy di Williams). Non considererò infatti nel conteggio la traduzione e
il riarrangiamento dell'insignificante Maggie Mae, brano tradizionale
apparso su Let it Be. 01.
Help! (Lennon/McCartney) 02.
The Night Before (Lennon/McCartney) 03.
You've Got to Hide Your Love Away (Lennon/McCartney) 04.
I Need You (Harrison) 05.
Another Girl (Lennon/McCartney) 06.
You're Going to Lose That Girl (Lennon/McCartney) 07.
Ticket to Ride (Lennon/McCartney) 08. Act
Naturally (Morrison/Russell) 09.
It's Only Love (Lennon/McCartney) 10.
You Like Me Too Much (Harrison) 11.
Tell Me What You See (Lennon/McCartney) 12.
I've Just Seen a Face (Lennon/McCartney) 13.
Yesterday (Lennon/McCartney) 14. Dizzy
Miss Lizzy (Williams) Act Naturally, prima delle due covers di Help! risulta
immediatamente superiore alla versione originale del successo country 'n'
western di Buck Owens. Cantata con partecipazione da Ringo, si rivelò tutto
sommato una buona scelta. Stessa cosa non si può purtroppo dire per la
traccia di chiusura, Dizzy Miss Lizzy. Se la parte vocale di Lennon è
infatti perfettamente degna, l'esecuzione globale risulta abbozzata e
l'insistente riff viene a noia dopo venti secondi. Nelle stesse sessions venne registrata anche Bad
Boy, un altro brano di Williams, che apparirà solo più tardi su una
raccolta (nel Regno Unito) e su Beatles VI (negli USA). Poco merita anche
quest'ultimo pezzo: una registrazione mediocre ed un lavoretto sbrigativo. La carriera dei Beatles
si basa ampiamente anche su quella che fu la loro grandissima versatilità.
Appropriarsi di pezzi altrui, farli propri in tutto e per tutto, e riuscire a
sfornare versioni addirittura migliori di quelle originali fu un loro merito
e un loro punto di forza. Se così non fosse stato non
avremmo oggi perle di energia pura come Twist and Shout, Rock and
Roll Music, Money, Long Tall Sally o Kansas City,
geniali rielaborazioni come You Really Got a Hold on Me o Till
There Was You e sapienti rifacimenti come Words of Love. |