#14 Lug2011 / Living in the Material World - George Harrison

Ripercorriamo insieme la musica dei Fab4

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#14 Lug2011 / Living in the Material World - George Harrison

Messaggioda Mod XXII » giovedì 30/06/2011 20:37:11

Commenti all'ascolto, al riascolto, impressioni, voti, curiosità, link interessanti, quello che vi pare.
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Re: #14 Lug2011 / Living in the Material World - George Harr

Messaggioda Cristiano » giovedì 30/06/2011 22:31:04

Preparatevi al pistolotto che sto escogitando :D
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Re: #14 Lug2011 / Living in the Material World - George Harr

Messaggioda HarryBudiniFan » giovedì 30/06/2011 22:42:44

oh my. "ramanzina sulle prediche".
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Re: #14 Lug2011 / Living in the Material World - George Harr

Messaggioda Devil » venerdì 01/07/2011 11:20:52

Non l'ho mai ascoltato e se è come All Things Must Pass mi sa che sto giro passoparola...
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Re: #14 Lug2011 / Living in the Material World - George Harr

Messaggioda Mod XXII » venerdì 01/07/2011 11:29:53

Io l'ascolterei. A me George non dispiace ma anche io trovo pesante il triplo. Per cui... prova.
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Re: #14 Lug2011 / Living in the Material World - George Harr

Messaggioda Cristiano » venerdì 01/07/2011 23:35:54

Il primo disco di Harrison composto esclusivamente da materiale scritto negli anni Settanta è un lavoro che non si sforza quasi per niente di essere commerciale in senso "pop".
Abbandonato al suo destino Phil Spector con tutto ciò che ne consegue, l'album è il risultato di lunghe sessions tenutesi ai rinnovati Apple Studios con la collaborazione di un ristretto gruppo di musicisti (Ringo e Jim Keltner, Gary Wright e Nicky Hopkins al piano, il fido Klaus Voorman al basso e l'altrettanto fido John Barham che viene riconfermato agli arrangiamenti orchestrali).

Il suono che ne esce è più acustico, diretto e molto meno arrangiato rispetto ad alcune pagine del precedente triplo LP, a tratti quasi dylaniano...anche se non mancano intense ed elaborate parti orchestrali.
A dominare la scena sono in primis la chitarra slide di George e le acrobazie al pianoforte di Hopkins.

Harrison confeziona un disco elegante e ricco di spunti, profondamente permeato della propria spiritualità e caratterizzato da testi improntati ad un messaggio positivo e più o meno speranzoso verso il futuro. C'è da osservare, ciononostante, che la prevalenza di brani lenti sugli uptempo e i frequenti rimandi a Dio, alla Luce che Ha Illuminato il Mondo non hanno raccolto favori nei settori più "profani" di quello che è comunque un pubblico di rock e di pop.
Di conseguenza a tanti anni di distanza molti associano a questo disco l'idea della predica noiosa, ma è un peccato oltre che frutto una lettura superficiale ...se non proprio in mala fede.


I pezzi: abbiamo l'hit da classifica Give me Love, di sicura presa, e il singolo che purtroppo non uscì mai ( a mio parere avrebbe fatto faville nelle classifiche) Don't let me Wait Too Long con una parte di chitarra slide da antologia. C'è il ripescaggio del singolo Apple di Ronnie Spector (Try Some Buy Some) che potrebbe convincere di più se non fosse per il quasi falsetto del cantato, e la title track che è ottima, stretta nell'alternanza tra una strofa impetuosa sostenuta da un ritmo alla Get Back ed un inciso piacevolmente indianeggiante con sitar tamboura e tutto il resto.

C'è la spiritosa Sue Me Sue You Blues, ironica e riuscita satira harrisoniana sui litigi legali seguiti alla separazione dei Beatles con un'altra notevole performance chitarristica , e poi alcune ballate: la celestiale Light that has Lighted the World, un paio di pezzi minori e per finire due gemme nascoste: The Day The World Gets Round (una riflessione legata al successo del concerto per il Bangla Desh) e That is All, una ballad d'amore in piena regola, maestosa e leggera, elegante con un inciso un po' più elaborato e con un cantato che, sebbene alto di tonalità per le corde harrisoniane, risulta dolce e appassionato.


"Living in the Material World" (Apple, 1973). Voto 8.
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Re: #14 Lug2011 / Living in the Material World - George Harr

Messaggioda segretario_90 » sabato 02/07/2011 16:26:50

Devil ha scritto:Non l'ho mai ascoltato e se è come All Things Must Pass mi sa che sto giro passoparola...

Non è come All Things Must Pass. E' più cupo e meno accattivante.
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Re: #14 Lug2011 / Living in the Material World - George Harr

Messaggioda MrTwoOfUs » sabato 02/07/2011 20:03:36

Voto: 7,5
Quando uscì questo disco l'ho adorato. Era il 1973 e nei negozi c'era Mind Games, c'era Band On The Run, c'era Ringo, c'era Live and Let Die: si avverava quanto qualcuno aveva previsto come consolazione allo scioglimento, cioè i Batles moltiplicato quattro.
Give Me Love era il degno sequel di My Sweet Lord, in più aveva una slide da sogno. Don't let me wait too long mi è sempre piaciuta molto (forse troppo), Try Some Buy Some lo stesso. E pure Who can see it dalla stupenda melodia. Trovo però che alcune canzoni sono invecchiate meno bene: The Light That has lightened the world, The day the world gets round e Be Here Now per esempio, oggi le sento un po' pesanti, forse un tantino ridondanti, forse per via dei testi pedanti. Sue Me Sue You Blues invece è intelligente e ironica quanto basta. La title track è OK, con John & Paul & Richie on a tour. Richie gli ha fatto eco quarant'anni dopo con Paul & George & my friend George... Insomma: quando uscì valeva nove barra dieci, oggi forse con un po' di obiettività gli do sette e mezzo. Però la Miss O'Dell ha... ops, è un lato B irresistibile, con le risate di George ed il numero di telefono finale.
Il remaster del 2006 è brillante. A proposito: nel dvd c'è Give Me Love live in Japan - nel box c'è Cheer Down e poco altro - ma perchè non un DVD con un concerto completo? Quanto si dovrà attendere? Poi dici i bootlegs...
Curiosità: Sue Me Sue You Blues la diede a Jesse Ed Davis (album Ululu, 1972), Try Some Buy Some a Ronnie Spector per il singolo Apple; David Bowie ne ha inciso una splendida cover nel 2003 (album Reality). Andy Williams incise una cover di That Is All che uscì poco PRIMA dell'originale di George, con la sua autorizzazione e supervisione (sta nell'album Solitarie). Klaus Voormann e Cat Yusuf Stevens registrarono The Day The World Gets Round nel 2009 (album A sideman's journey, dove c'è pure All Things Must Pass).
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Re: #14 Lug2011 / Living in the Material World - George Harr

Messaggioda Cristiano » sabato 02/07/2011 20:17:28

Avevo dimenticato il numero di telefono finale: GARSTON 6922, ovvero il vecchio numero di casa di Paul McCartney a Liverpool :lol:

Anche la gag sul Jim Keltner Fan Club (con tanto di...ali che sanno tanto di Wings) riportata sul retro di copertina non è male....
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Re: #14 Lug2011 / Living in the Material World - George Harr

Messaggioda HarryBudiniFan » sabato 02/07/2011 22:28:18

living in a depressing world - george harrison (1973)

give me love
pezzo beatles quality, #1 nei singoli di billboard, riff/solo slide à la my sweet lord, anche come livello, su un giro eternamente discendente,
punteggiata dai tintinnii di nicky hopkins al piano. mi suggerisce qualsiasi tipo di atto scaramantico alla buddistica frase "free me from birth", che è come una pedata nei testicoli, e inizia subito il tono depresso-invocativo dell'album, sottolineato dalla voce piuttosto lamentosa di george, per quanto musicalmente il brano suoni alquanto luminoso.

sue me sue you blues
nel caso qualcuno non lo avesse notato, è un blues. sarcastico-depresso, ironico-stanco, sulle conflittualità legali tra beatles. è ben suonato, ha discreti riff e funziona abbastanza, nonostante la discreta mancanza di verve, e il fatto che si ripeta per quattro minuti. in definitiva, l'umorismo è piuttosto sommerso dall'amarezza e dalla stanchezza.

the light that has lighted the world
predicozzo abbastanza pesante e ammorbante, interpretazione vocale ancora lamentosa, con l'esclusione dell'hook del titolo, accompagnamento dominato dal piano. mi piace solo l'assolo di slide.

don't let me wait too long
pezzo pop sentimental-trotterellante, orecchiabile in modo piuttosto sbrodoloso e irritante. testo ancora petulante. forse dedicato a lory del santo.

who can see it
altro pezzo pesantemente meditabondo, circonvoluto e molto pianistico, per quanto inizia con un giro di chitarra. entra roba orchestrale zuccherosa, pessimi fiati, affiorano corali abbastanza orridi. lenta, fangosa, lamentosa. it's goin' nowhere, e ci va pure male.

living in the material world
un altro lamento tra l'angosciato e il depresso, ma perlomeno percussivo ritmato e con una melodia abbastanza incisiva, per quanto monocorde e ripetitiva - perlomeno abbiamo una trovata strutturale, atmosferica, armonica, e significativa: quella dell'interludiare con sospesi momenti indianeggianti, che fluttuano su bolle di tabla, in una illuminazione alla the inner light. per quel che mi concerne, questa porzioncina, è la cosa migliore del disco, e una delle più apprezzabili di george in generale. fico anche il break di sax e chitarre.

the lord loves the one that etc.
saltellante e allegrotta. peccato che lo sia nella forma di una banalità blues che declama un'orrida predica.

be here now
acustico lentissimo e sospeso. sempre stata una di quelle meno sfavorite del disco.

try some buy some
un altro sull'angosciato-angosciante, ma è un buon pezzo. però piagato dalla voce di george al peggio della lamentosità sguaiata, e forse troppa orchestrazione. la canzone avanza con il ritmo di una specie di incubo al ralenty. una volta mi piaceva di più. è calata parecchio. la versione di ronnie spector usa la stessa identica base, forse riprodotta ad una differente velocità, però.

the day the world gets' round
altro sermone pesante, lento, iper-orchestrato. 'na poltiglia di pensierini da quattro soldi e musica abbastanza banale, a parte la cosa con gli armonici.

that is all
ballata che è puro horror angosciante. orrida. secondo me pattie boyd l'ha lasciato dopo averla sentita.

globalo:
alquanto cupo e depresso, per quanto ogni tanto george voglia convincerci di no, dà la sensazione di essere uno dei suoi album più sostanziosi e densi, e di certo emotivamente lo è. ma per quel che mi concerne metà della musica è un pastrocchio melò da suicidio, la voce di george tende ad essere inascoltabile - mentrei testi si srotolano tra l'irritante, il banale e il pessimamente mistico.
voto 5

classifica canzoni:

roba che più o meno riesco quasi ad ascoltare
1. living in the material world
2. give me love (give me a pizza hut)
3. sue me sue you blues
4. try some buy some/be here now

roba intermedia:
5. don't let me wait too long
6. the light that has lighted the world

puro horror:
that is all, the lord loves your uncle, who can see it, the day the world gets' round
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Re: #14 Lug2011 / Living in the Material World - George Harr

Messaggioda MrTwoOfUs » domenica 03/07/2011 08:35:31

Cristiano ha scritto:Avevo dimenticato il numero di telefono finale: GARSTON 6922, ovvero il vecchio numero di casa di Paul McCartney a Liverpool :lol:

Anche la gag sul Jim Keltner Fan Club (con tanto di...ali che sanno tanto di Wings) riportata sul retro di copertina non è male....


Questo dimostra che il disco non è così cupo e privo di umorismo. Paul sul retro della copertina originale di Red Rose Speedway aveva scritto un avviso per i fans: "Wings FUN Club - per informazioni inviate all'indirizzo London W1 4UP (England) una busta affrancata e già indirizzata". George rispose sul retro di Living InThe Material World: "Jim Keltner Fan Club (adornato da un paio di ali) - per informazioni inviate un elefante affrancato e svestito ..." Tipico umorismo a là George, un gioco di parole tra "envelope" ed "elephant", "addressed" e "undressed". Il Jim Keltner Fan Club era il nome con cui quello stesso anno John Lennon aveva battezzato le leggendarie sessions improvvisate durante le incisioni di Rock And Roll e Pussy Cats a Los Angeles, durante le quali si riuniva una quantità industriale di musicisti illustri. Fu così che nacque Too Many Cooks con Mick Jagger.

HarryBudini ha scritto:don't let me wait too long
... forse dedicato a lory del santo.

???
... e allora Be Here Now poteva anche essere dedicata a Rita Pavone...

Paragrafo delle "Living in The Material Covers": oltre a Sue Me Sue You Blues di Jesse Ed Davis (Ululu, 1972), Try Some Buy Some di Ronnie Spector e di David Bowie (Reality, 2003), That Is All di Andy Williams (album Solitarie, 1973), The Day The World Gets Round di Klaus Voormann e Cat Yusuf Stevens (album A sideman's journey, 2009), bisogna ricordare anche: una splendida Be Here Now incisa dai Fifth Dimension (album Earthbound, 1975), cui pare che George avesse dato suggerimenti per l'arrangiamento; una superba Don't Let Me wait Too Long incisa da The Late B.P. Helium per l'album del 2002 Kumquat Mae e l'indimenticabile Give Me Love di Jeff Lynne.
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Re: #14 Lug2011 / Living in the Material World - George Harr

Messaggioda HarryBudiniFan » domenica 03/07/2011 10:08:26

MrTwoOfUs ha scritto:Questo dimostra che il disco non è così cupo e privo di umorismo.


"questo dimostra che la copertina non è poi così cupa!".

twoofyou ha scritto:
HarryBudini ha scritto:don't let me wait too long
... forse dedicato a lory del santo.

???
... e allora Be Here Now poteva anche essere dedicata a Rita Pavone...


aveva avuto una visione preveggente dell'incontro che avrebbero avuto 18 anni dopo.
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Re: #14 Lug2011 / Living in the Material World - George Harr

Messaggioda MrTwoOfUs » domenica 03/07/2011 10:37:33

HarryBudini ha scritto:aveva avuto una visione preveggente dell'incontro che avrebbero avuto 18 anni dopo.


Ah ah! Sei incredibile Harry! Ma sarà vero quell'incontro? Quando quella presunta storia fu data in pasto alla stampa ebbi l'impressione che sapeva troppo di caccia alla pubblicità senza, ahimè, possibilità di smentita...
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Re: #14 Lug2011 / Living in the Material World - George Harr

Messaggioda HarryBudiniFan » domenica 03/07/2011 11:31:11

dava quell'impressione anche a me. ma la storia delle rockstar, e harrison non fa eccezione, è una lunga sequela di trombate extraconiugali e di scambi di mogli e quant'altro (vedere autobiografia di pattie boyd, e pure le osservazioni di ronnie wood) - quindi non mi stupirebbe se fosse vero.

harrison aveva affair a ripetizione secondo boyd. oltre a fare uso abituale di cocaina negli anni settanta.
con grande senso etico se la faceva pure con la moglie di ringo. con la moglie di ronnie wood.
ronnie wood andava con pattie boyd. pattie boyd con eric clapton. e poi si ritrovavano tutti insieme a registrare una canzone come se nulla fosse.
"love come to everyone!".

'na meraviglia.
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Re: #14 Lug2011 / Living in the Material World - George Harr

Messaggioda MrTwoOfUs » domenica 03/07/2011 11:44:35

Sì, li ho letti entrambi quei libri. A tal proposito ti consiglio, se non lo hai già fatto, di leggere l'autobiografia di Chris O'Dell che a scanso di equivoci si chiama "Miss O'Dell: My Hard Days and Long Nights with The Beatles, The Stones, Bob Dylan and Eric Clapton". E' imperdibile da quel punto di vista. Oltre ai citati, troverai Jim Gordon, Leon Russell, Crosby Stills Nash & Young e tanti altri.
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