For No One

Parliamo insieme delle caratteristiche e delle peculiarità dei testi delle canzoni dei Beatles!

Moderatori: MrTwoOfUs, agrasso, Cristiano, John Paul

Messaggioda Street Blackburn Hole » sabato 27/05/2006 23:59:42

... e non per nulla MacDonald nel suo celebre libro paragona le sequenze di For no one ad una, giustappunto, partita a scacchi.
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Messaggioda Prudence » domenica 28/05/2006 21:32:20

già... uno fa una mossa avanti e l'altro una indietro, come spesso nei rapporti umani :roll:
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Messaggioda nennathebatles » giovedì 08/06/2006 21:54:59

PENSO CHE PAUL SIA UN VERO GENIO...LO STIMO TANTISSIMO...QUESTA CANZONE è PROPRIO BELLA...E SOPRATTUTTO COMMOVENTE...
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Messaggioda Desmond Jones » giovedì 08/06/2006 22:13:28

Più che una partita tra innamorati, la sensazione che ho nell'ascoltare la canzone è quella di una serena rassegnazione.
L'arrangiamento e il tono è tutt'altro che drammatico o problematico.
Nell'essere osservatore della vita, Paul era decisamente migliore di John.
In My Life per certi versi sembra più una canzone di Paul, proprio perchè contenente un misto di emozioni, abbastanza bilanciate tra di loro: malinconia e speranza, passato e futuro.
John 'vinceva sulle sensazioni forti'.

Giocando sulle sfumature, Paul sapeva cantare l'amore limpido senza cadere nel melenso (Here There And Everywhere), l'abbandono senza cadere nel drammatico (For No One) e la crudezza della vita senza diventare deprimente (Eleanor Rigby).

For No One è l'esempio migliore che mi viene in mente.
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Messaggioda rockin_raccoon » venerdì 09/06/2006 00:02:38

continuo a non vederla, la serena rassegnazione.
il lui della canzone e' tutt'altro che rassegnato "la vuoi, hai bisogno di lei, credi che lei abbia bisogno di te... non la dimenticherai" - a me sembra attaccato con le unghie e con i denti al ricordo di un amore che non esiste piu'. quanto di meno sereno e rassegnato esista. puo' dare magari l'impressione perche' paul non e' tipo da strappamento melodrammatico di capelli, ma qua ragazzi si soffre visceralmente.
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Messaggioda Sgt. Pepper » venerdì 09/06/2006 10:19:17

Desmond Jones ha scritto:In My Life per certi versi sembra più una canzone di Paul


Per certi versi è.

Sono parzialmente d'accordo con te. In questo caso non credo giochi tanto la capacità di bilanciamento di Paul, quando la capacità di distaccarsi completamente dalla situazione e guardarla con tono assolutamente neutro, piatto, anche se la scena che sta descrivendo è lacrimevole.
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Messaggioda FrankZuppa » venerdì 09/06/2006 10:21:20

la qual cosa è anche conosciuta come

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Messaggioda Desmond Jones » venerdì 09/06/2006 11:25:34

rockin_raccoon ha scritto:...sembra attaccato con le unghie e con i denti al ricordo di un amore che non esiste piu'. quanto di meno sereno e rassegnato esista. puo' dare magari l'impressione perche' paul non e' tipo da strappamento melodrammatico di capelli, ma qua ragazzi si soffre visceralmente..


Se penso alla sofferenza viscerale, mi viene in mente Mother, non certo una canzone come For No One.
Anche perchè l'identificazione nella persona lasciata, descritta nella canzone è minima da parte dell'autore, e, almeno per quanto mi riguarda, di riflesso anche nell'ascoltatore.
Paul osserva e descrive una storia.
Ma l'aspetto geniale di quello che si può considerare tranquillamente un capolavoro, è che il distacco non produce una canzone fredda, bensì un'opera quasi surreale, lontana dal dramma della realtà.
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Messaggioda Street Blackburn Hole » venerdì 09/06/2006 11:55:10

E' come se descrivesse i piccoli drammi di vita quotidiana vedendoli mentre scorrono di fronte ad uno schermo, con un taglio - passatemi il termine -"verista".
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Messaggioda Sgt. Pepper » venerdì 09/06/2006 16:25:23

Si, esatto, sono d'accordo. La metafora dello schermo è ottima per rappresentare il distacco.
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Messaggioda BlueBird » venerdì 09/06/2006 16:36:09

Street Blackburn Hole ha scritto:piccoli drammi di vita quotidiana vedendoli mentre scorrono di fronte ad uno schermo, con un taglio "verista".

Stilisticamente è un marchio di fabbrica maccartiano... basti pensare a Another Day, stesso registro narrativo.
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Messaggioda nennathebatles » mercoledì 14/06/2006 12:04:02

...questa canzone parla da sola
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Messaggioda rockin_raccoon » mercoledì 14/06/2006 15:00:31

stesso registro narrativo di another day, che poi e' lo stesso di mistress and maid (bellerrima), e di eleanor ribgy, e di altri ottantamila capolavori maccartiani. io continuo a non registrare tutto questo distacco; quello se c'e' e' dovuto alla terza persona, e quindi al fatto che le sofferenze non sono sofferte di persona dall'autore, o almeno non direttamente. ma da qui a parlare di serenita' e rassegnazione. questi sono spaccati di dolore umano molto veri, pieni di dolore, anche se non stanno ad urlarti in faccia "sono cosi' solo voglio morire" o "papa' non te ne andare, mamma torna a casa".
imho.
e proprio per questo resta la mia canzone preferita dei beatles, credo. mi fa chiagnere ogni volta. paulozzo = genio.
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Messaggioda Abbeyroad » mercoledì 20/09/2006 15:36:13

Non riesco a dare giudizi sul testo... Dico solo che è bellissima.
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Messaggioda Street Blackburn Hole » mercoledì 20/09/2006 16:22:03

Cerchiamo d'intenderci.
Il fatto che Paul scelga quel registro narrativo per me non significa che non vi sia coinvolto, anche a livello emotivo. E' pur sempre regista e sceneggiatore di quanto sta "mandando in onda".
Rispetto a Lennon però, lui non ha mai avuto bisogno di "fare la morale", riservandosi alcune battute del ritornello o della strofa. Non che Lennon facesse solo questo, ma rispetto al suo partner aveva un'attitudine maggiore a esplicitare il senso di quanto scriveva.
Il taglio di McCartney è quasi sempre televisivo, il che - tonro a dire - non vuol dire distaccato: cerca però di far emergere un giudizio di valore (quando è il caso) dal racconto di storie e di fatti. Cosa in cui, per altro, ha pochi eguali.

Passatemi il paragone azzardato, ma se voi prendete "E adesso la pubblicità" di Claudio Baglioni (1985) e ne scorrete il testo scoprirete un modo di raccontare molto simile: c'è un giudizio sotteso, che non è dato in modo esplicito dal cantautore, ma emerge dai nomi, dall'accostamento ad essi e dall'uso degli aggettivi e dei verbi, calati nella quotidianità.
Voi direte: ma lo fan tutti. In realtà in molti ci provano, ma non tutti lo sanno fare, e non tutti comunque raccontano così.
Per Paul, la focalizzazione zero è il suo modo stilistico per far sì che sia la realtà a parlare e non il suo osservatore.
'nk' e guà...
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