THE HARE KRISHNA - i testi solisti di George.

Il forum dedicato alla vita ed alla musica di George Harrison.

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Re: THE HARE KRISHNA - i testi solisti di George.

Messaggioda MrTwoOfUs » lunedì 04/11/2013 15:48:22

Dunque, per George, Paul sarebbe un capo avido? Potrebbe pure essere... non lo escluderei a priori.
Come pure la faccenda dei cedri piangenti: potrebbe leggersi anche un significato nascosto se, tra le righe, George intendesse riferirsi a qualche risultato deludente dell'atalanta, laddove i cedri sarebbero i suoi giocatori in lacrime. D'altra parte non sarebbe la prima volta che George parla di sport: lui adorava la Formula Uno e scrisse Faster e, quanto al calcio, non ricordo dove, ma ho letto recentemente che My sweet Lord non sarebbe un'ode al Signore, e neanche a Krishna, bensì al celebre calciatore colombiano Valderrama!
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Re: THE HARE KRISHNA - i testi solisti di George.

Messaggioda HarryBudiniFan » lunedì 04/11/2013 20:46:49

allora sarebbe weeping cedars of atalantas.

credo li abbiano chiamati così perchè hanno un aspetto piegato, spossato, come se stessero sopportando un grande peso.

ciò a parte, non credo che george abbia dovuto esercitare chissà quale fantasia per scrivere il testo di let it roll [che non mi dice peraltro un granchè]: aveva tutto il materiale da descrivere sotto il naso, gentilmente offertogli dall'antico proprietario e dalle sue bizzarrie. immagino che ogni singolo verso e immagine si riferisca a qualcosa di ben preciso, e che cose come la "fountain of perpetual mirth" siano effettivamente state chiamate così da sir crisp.

let it roll che comunque è meglio di quasi tutto il resto, essendo comunque esente da prediche, per quanto non sia riuscito a resistere e si metta comunque a menzionare inner lights e amenità varie. altri testi solidi o articolati o contenenti riflessioni come isn't it a pity o run of the mill mi nauseano alquanto con i loro sbrodolamenti predicatori e le loro lezioni da impartire.

il resto dei testi mi pare perlopiù fuffa, anche se beware of darkness è scritta bene [più che stimolarmi il pensiero però, contribuisce allo stato comatoso del mio cervello]. la parte "It can hit you, it can hurt you / make you sore and what's more / that's not what we're here for" mi ricorda "why in the world are we here? surely not to live in pain and fear" da instant karma di lennon [successiva, mi pare. o no.]

behind that locked door la associo automaticamente [gossip] alla descrizione che harrison fa, in un'intervista, di un incontro con dylan, forse ospitato a friar park, in cui entrambi erano alquanto timidi, e se non erro ha detto proprio qualcosa sul fatto che il primo giorno "non usciva dalla propria stanza" o simili. [tutto ciò potrebbe averlo inventato di insana pianta la mia mente mentre ero distratto, per quel che ne so.]

il mio testo preferito del disco è forse awaiting on you all, che è alquanto spassosa ed è religiosa in modo joyful e playful, in modo tale da bilanciare e compensare le prediche da ora di dottrina nella parrocchia ecumenica di harrison, e quindi mi disturba meno da quel punto di vista, e la sferzata al papa non fa che aggiungere ulteriore piacevolezza.

all things must pass, canzone, le darei volentieri fuoco, testo+musica. così come al testo di art of dying [nel complesso].

edit: no, un attimo. ho riletto il testo di awaiting on you all, ed è uno strazio anche quello, a parte un paio di frasi.
Ultima modifica di HarryBudiniFan il lunedì 04/11/2013 22:08:22, modificato 1 volta in totale.
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Re: THE HARE KRISHNA - i testi solisti di George.

Messaggioda HarryBudiniFan » lunedì 04/11/2013 21:59:09

passaggi che preferisco:

"Let me in here,
I know I’ve been here

[i'd have you anytime]"

"Watch out now,
take care beware of falling swingers,
dropping all around you.
The pain that often mingles
in your fingertips,
beware of darkness.

Watch out now,
take care beware of thoughts that linger,
winding up inside your head.
The hopelessness around you
in the dead of night,
beware of sadness.
"
[beware of darkness?]

"Through ye woods here may ye rest awhile,
handkerchiefs to match your tie.
"
[let it roll]

"You don't need a love in,
You don't need a bed pan
You don't need a horoscope
or a microscope
To see the mess that you're in
"

[...]

"While the Pope owns
Fifty-one per cent of General Motors
and the Stock Exchange is the only thing
He's qualified to quote us
"
[awaiting on you all]

"As nothing in this life that I've been trying
Could equal or surpass the art of dying
" [il suono, e come scorre]
[...]
"But if you want it
Then you must find it
But when you have it
There'll be no need for it
" [se letto come se fosse in una poesia di lewis carroll]
[...]
"There'll come a time when most of us
return here
Brought back by our desire to be
A perfect entity
Living through a million years of
crying
Until you've realized the Art of Dying
Do you believe me?
" [questo mi piace se letto come fosse un film di fantascienza]
[art of dying]

miglior testo, hands down beware of darkness
seguito da art of dying se letto in modo completamente travisato
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Re: THE HARE KRISHNA - i testi solisti di George.

Messaggioda HarryBudiniFan » lunedì 04/11/2013 22:30:33

stilisticamente, forse george è il più capace dei tre nel periodo solista, a livello di testi.
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Re: THE HARE KRISHNA - i testi solisti di George.

Messaggioda lucyinthesky63 » martedì 05/11/2013 07:23:58

HarryBudiniFan ha scritto:stilisticamente, forse george è il più capace dei tre nel periodo solista, a livello di testi.

penso che tu abbia ragione...me ne sono accorta quando traducevamo i testi...a parte You ...ma lo vedremo a suo tempo
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Re: THE HARE KRISHNA - i testi solisti di George.

Messaggioda MrTwoOfUs » martedì 05/11/2013 10:23:42

Più o meno siamo d'accordo. George aveva tanto da dire nel 1969-70, e lo diceva piuttosto bene. Se solo avesse saputo non insistere tanto sul lato ecumenico-religioso. Lui in effetti diceva "ognuno è libero di scegliersi il proprio destino", però poi elargiva cazziatoni a destra e a manca!
Poi, diciamo la verità, se quei concetti li avesse espressi con canzoni dalla melodia di melma non ce lo saremmo mai filato; invece in quel disco doppio (vabbè, triplo) ce n'è per tutti i gusti.
Il fantastico passaggio che parla del Papa e della General Motors in Awaiting on you all non era riportato nel testo dell'album originale perchè la EMI se la fece addosso, e per capirlo, all'epoca, mi ci volle un bel po'.
Art of dying si commenta da sola...
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Re: THE HARE KRISHNA - i testi solisti di George.

Messaggioda MrTwoOfUs » martedì 05/11/2013 10:28:36

All things must pass la trovo splendida: ha un non so cosa di rassegnazione e malinconica speranza che mi hanno sempre colpito. Parole come queste non possono non essere considerate:
Un’alba non può durare tutto il mattino, e un temporale non può durare tutto il giorno
Sembra che il mio amore sia finito e mi abbia lasciato senza preavviso
Ma non potrà sempre essere così grigio...
Il tramonto non può durare tutta la sera, basta un pensiero per soffiare via quelle nuvole,
Nessuno dei legami della vita può durare, e così devo riprendere la mia strada... e affrontare un altro giorno.
Ma l’oscurità esiste soltanto di notte e al mattino sarà svanita, la luce del giorno arriva sempre al momento giusto.

Un capolavoro.
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Re: THE HARE KRISHNA - i testi solisti di George.

Messaggioda MrTwoOfUs » martedì 05/11/2013 11:15:05

Apple Scruffs
In anatomia Scruff è la parte posteriore del collo, ma questo non c'entra niente. Molti si saranno chiesti come sarà mai venuto in mente a George di battezzare così le fans dei Beatles. In italiano come lo tradurremmo, con Collottole di Mele? Oppure Torsoli di Mele? E perchè mai le chiamò così?
Ma Lizzie Bravo sostiene che:
Lizzie Bravo : George didn't give the scruffs their name, a couple of the girls made it up. it was because the girls who worked at Apple were always dressed up and we couldn't afford to dress like that. but no one was scruffy...
Dunque il nome nasce perchè le ragazze non potevano permettersi i bei vestiti delle inglesine che lavoravano alla Apple, e dunque Scruff viene da Scruffy, trasandato, e loro sono le "Trasandate della Apple". E il nome non fu inventato da George, ma da loro stesse.
I Beatles sono talmente universali e popolari che perfino le loro fans sono famose nel mondo...
C'è Carol Bedford che ha scritto il magnifico Awaiting for the Beatles;
Lizzie Bravo che ogni giorno pubblica su facebook incredibili Polaroid dell'epoca e che addirittura fu invitata a cantare in Across the universe insieme con Gayleen Pease (su youtube c'è il filmato di loro due che ritornano ad Abbey Road dopo 40 anni e raccontano la storia);
c'è Carolyn Lee Mitchell che ha pubblicato l'altrettanto ottimo All My Loving.
Queste ragazze non è che fossero di Londra, ma venivano dal Texas, dall'Arizona, dal Brasile, e con pochi soldi si organizzarono a vivere a Londra solo per amore dei Beatles. Quando qualcuno sostiene che il troppo amore di un fan può essere pericoloso, la Bedford ribatte in coda al suo libro che se l'otto dicembre davanti al Dakota ci fossero state le Apple Scruffs, probabilmente non sarebbe accaduto niente a John. E in parte è vero, anche se poi magari si intrufolavano dalla "Finestra del Bagno" per rubacchiare qualche souvenir...
George cantò di loro in uno splendido bozzetto e poi le fece entrare in studio per far sì che ascoltassero in anteprima la canzone:
Vi ho guardato mentre eravate sedute lì, con i passanti che vi fissavano come se non aveste un posto dove stare,
ma ci sono tante cose che loro non sanno sulle Apple Scruffs.

Siete rimaste da queste parti per anni, avete visto i miei sorrisi ed avete toccato con mano le mie lacrime
quanto tempo è passato e quante volte vi ho pensato, mie care Apple Scruffs.

Nella nebbia e sotto la pioggia, nel piacere e nel dolore stavate sempre su quegli scalini con i vostri fiori in mano,
E mentre gli anni arrivano e se ne vanno, con il vostro amore mi avete dimostrato
che al di la di tutto il tempo e lo spazio, noi resteremo sempre insieme faccia a faccia.
Vi amo, Apple Scruffs.

Esiste un altro omaggio più tenero di questo fatto da una rockstar alle proprie fans?
Ultima modifica di MrTwoOfUs il martedì 05/11/2013 11:35:54, modificato 3 volte in totale.
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Re: THE HARE KRISHNA - i testi solisti di George.

Messaggioda HarryBudiniFan » martedì 05/11/2013 11:20:14

"How I love you, how I love you."
[apple scruffs]

"e falle entrare, allora."
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Re: THE HARE KRISHNA - i testi solisti di George.

Messaggioda Cristiano » martedì 05/11/2013 21:54:30

Aveva molto da dire in quel periodo ed è vero.
Non so se siano più interessanti i suoi testi, ma di sicuro sono i più eclettici del lotto "ex Beatles".

Laddove John scriveva di sè e di Yoko e Paul si dilettava con storielle d'amore ed agnellini, George aveva una moltitudine di interessi e di elementi che lo influenzavano.
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Re: THE HARE KRISHNA - i testi solisti di George.

Messaggioda HarryBudiniFan » martedì 05/11/2013 22:34:06

forse mi è sfuggito qualcosa, a che moltitudine di interessi ti riferisci.
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Re: THE HARE KRISHNA - i testi solisti di George.

Messaggioda lucyinthesky63 » mercoledì 06/11/2013 07:15:51

HarryBudiniFan ha scritto:"How I love you, how I love you."
[apple scruffs]

"e falle entrare, allora."

non è detto che non l'abbia fatto...c'è tutto un gossip su George donnaiolo!
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Messaggioda HarryBudiniFan » mercoledì 06/11/2013 13:02:42

ah, bravo. ne approfitta pure.

ad ogni modo, mi pare che le scruffs abbiano detto che non è accaduto.

però, almeno quando pioveva, eh. poi facile scriver loro 'na canzone.
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Re: THE HARE KRISHNA - i testi solisti di George.

Messaggioda HarryBudiniFan » mercoledì 06/11/2013 13:26:37

MrTwoOfUs ha scritto:Apple Scruffs
In anatomia Scruff è la parte posteriore del collo, ma questo non c'entra niente. Molti si saranno chiesti come sarà mai venuto in mente a George di battezzare così le fans dei Beatles. In italiano come lo tradurremmo, con Collottole di Mele? Oppure Torsoli di Mele? E perchè mai le chiamò così?
Ma Lizzie Bravo sostiene che:
Lizzie Bravo : George didn't give the scruffs their name, a couple of the girls made it up. it was because the girls who worked at Apple were always dressed up and we couldn't afford to dress like that. but no one was scruffy...
Dunque il nome nasce perchè le ragazze non potevano permettersi i bei vestiti delle inglesine che lavoravano alla Apple, e dunque Scruff viene da Scruffy, trasandato, e loro sono le "Trasandate della Apple". E il nome non fu inventato da George, ma da loro stesse.
I Beatles sono talmente universali e popolari che perfino le loro fans sono famose nel mondo...
C'è Carol Bedford che ha scritto il magnifico Awaiting for the Beatles;
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George cantò di loro in uno splendido bozzetto e poi le fece entrare in studio per far sì che ascoltassero in anteprima la canzone:
Vi ho guardato mentre eravate sedute lì, con i passanti che vi fissavano come se non aveste un posto dove stare,
ma ci sono tante cose che loro non sanno sulle Apple Scruffs.

Siete rimaste da queste parti per anni, avete visto i miei sorrisi ed avete toccato con mano le mie lacrime
quanto tempo è passato e quante volte vi ho pensato, mie care Apple Scruffs.

Nella nebbia e sotto la pioggia, nel piacere e nel dolore stavate sempre su quegli scalini con i vostri fiori in mano,
E mentre gli anni arrivano e se ne vanno, con il vostro amore mi avete dimostrato
che al di la di tutto il tempo e lo spazio, noi resteremo sempre insieme faccia a faccia.
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Esiste un altro omaggio più tenero di questo fatto da una rockstar alle proprie fans?


l'enciclopedico oliva.

ora voglio una dotta e articolata dissertazione su i dig love, però, e i suoi abissi di significato. :laughing6:
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Re: THE HARE KRISHNA - i testi solisti di George.

Messaggioda Cristiano » mercoledì 06/11/2013 14:20:30

HarryBudiniFan ha scritto:forse mi è sfuggito qualcosa, a che moltitudine di interessi ti riferisci.


Interessi certamente riconducibili all'esperienza personale dell'autore, of course.
In questo George aveva un approccio simile a quello di Lennon, ma più variegato in quanto quest'ultimo insisteva o sulla politica e su se stesso & consorte.

Su All Things Must Pass abbiamo:

-languide canzoni d'amore ispirate a Pattie (la più eclatante ed interessante è Let It Down, anche dal punto di vista del testo)

-gospel improvvisati sul pullman della tournée

-rock psichedelici generati dal risentimento verso un ex collega

-ballatone spiritual/cosmiche alla Isn't it a Pity

-funky nati da riff immaginati per altri artisti

-pezzi pop incentrati sulle complicazioni dell'azienda di famiglia, o sui detti scolpiti in giardino del vecchio padrone di casa, o sulle ragazze che lo seguivano notte e giorno fuori dagli studi

-potenti performance rock in cui si parla del momento della morte e della reincarnazione

Insomma, quite a mixed bag.
Molto più delle urla lennoniane e delle Helen Wheels di Paul.

E si badi bene che siamo solo nel 1970 e due altri grandi praterie non si sono ancora affacciate nell'universo harrisoniano: il rapporto con il cinema e quello con il mondo delle corse.
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