THE HARE KRISHNA - i testi solisti di George.

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THE HARE KRISHNA - i testi solisti di George.

Messaggioda HarryBudiniFan » domenica 03/11/2013 16:07:01

topic in cui si parla dei testi solisti di george.
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Re: THE HARE KRISHNA - i testi solisti di George.

Messaggioda HarryBudiniFan » domenica 03/11/2013 17:16:52

ok, il contenuto e la forma dei testi di george di solito non mi sono simpatici, quindi probabilmente arriverò a parlarne male e a liquidarli con una certa sufficienza - e questa è la premessa. i georgiani possono sempre compensare facendo delle analisi proprie.

All Things Must Pass part I [testi]

i'd have you anytime
qualcuno implora qualcun'altro di farlo entrare nel suo cuore o da qualche altra parte. come al solito essendo un testo di george viene il sospetto che si stia rivolgendo a dio, ma ci pensa bob dylan a dissipare queste insinuazioni, scrivendo i versi per un ritornello chiaramente romantico, per quanto certo non indimenticabile. era soprattutto il "i know i've been here" a farmi pensare a eventuali letture spirituali, il riconoscere una sensazione interiore, "un luogo dell'anima", già sperimentato in precedenza prima di avere una memoria terrena o tra le esperienze terrene [vabbeh].
e invece è un utero.

per mero divertimento possiamo anche leggere tutto il testo in chiave sessuale:

let me know you,
let me show you,
let me roll it to you.


cosa le vorrà mostrare? e rotolare fino a lei? l'ultimo verso, peraltro, è stato scippato da paul per il titolo e il ritornello del pezzo su band on the run.

"let me lay it on you."

&

"let me grow upon you."

mi paiono definitive prove inconfutabili di quando george fosse un piggy. ad ogni modo, da un testo scritto con bob "williamshakespearedelrock" dylan, non era reato aspettarsi qualcosa di più, e invece non è niente di che.


my sweet lord
no, vabbeh, ma poi ci lamentiamo di paul? il testo praticamente non esiste, e penso sarebbe difficile sostenere il contrario anche per un credente di qualche tipo [va bene uno qualsiasi, tanto cita un po' tutte le divinità dell'universo nei cori], oltre che per un ateo [me]. senza contare che "my sweet lord" come espressione suona proprio gay, e i credenti sono mediamente culturalmentente meno ben disposti verso gli omosessuali.

e comunque mostra che in definitiva l'interpretazione spirituale delle strofe di i'd have you anytime [e di altre ambigue] non era poi così campata in aria, dato che qui nel testo dice praticamente le stesse cose, usando gli stessi vocaboli:

I really wanna know you,
really wanna go with you,
really want to show you


che nel brano precedente si rispecchiano in : "let me know you / let me show you" - alla seconda canzone del suo primo album solista [esclusi sperimentali], era già riuscito a ripetersi! ah, e già qui cominciamo a percepire quanto george ci tenga a morire:

really wanna see you, Lord,
but it takes so long



wah-wah
come sappiamo è stata scritta durante le session per il white album, dopo una litigata con paul e forse anche con john e bla bla. ciò in effetti è confermato da versi come:

"you made me such a big star,
being there at the right time,
cheaper than a dime."


se non ci fosse questa frase, il resto si potrebbe benissimo interpretare come una litigata amorosa:

Wah-wah, you've given me a wah-wah,
and I'm thinking of you,
all the things that we used to do
.

e

Oh, you don't see me crying.
Baby, baby, baby, you don't hear me sighing.


ad ogni modo, un altro testo abbastanza underwhelming, che però funziona bene sposato alla musica, grazie all'utilizzo dell'onomatopea del titolo.


isn't it a pity
un altro pezzo su qualche tipo di litigata o di rapporto andato a male, in cui [gosssiiiip] è ancora facile vedere l'ombra del break up dei beatlez, come suggerito anche da un coro finale, un po' in secondo piano, che echeggia hey jude [e che ad essere maliziosi - gossip - potrebbe anche essere un riferimento a paul come ad un giuda]. ad ogni modo, contenutiscamente parlando, l'io della canzone non getta la colpa su qualcuno nello specifico, ma parla di una situazione in cui a sbagliare, a farsi reciprocamente male, a non restituirsi il bene, è un we - un noi che quindi comprende il protagonista della canzone. [ed ecco perchè il testo funziona! ci dirà cristiano].

anche se lui è comunque perlomeno illuminato da una certa consapevolezza e saggezza orientale [è sarcasmo]:

Some things take so long,
but how do I explain,
when not too many people
can see we're all the same?
And because of all their tears
their eyes can't hope to see
the beauty that surrounds them,
isn't it a pity?


il we're all the same richeggia il concetto di within and without you - la vita scorre fuori e dentro di te, ed è quindi la stessa che scorre dentro ad ognuno, e quindi siamo tutti uguali, gli stessi. l'ottovolante predicatorio è partito. reggetevi forte, o voi che leggete i testi solisti di george.
Ultima modifica di HarryBudiniFan il domenica 03/11/2013 18:49:34, modificato 1 volta in totale.
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Re: THE HARE KRISHNA - i testi solisti di George.

Messaggioda MrTwoOfUs » domenica 03/11/2013 18:02:56

Credo che, quasi tutti i testi di Harrison possano avere una duplice -a volte triplice- chiave di lettura, cosa che rispecchia esattamente il suo carattere e le sue attitudini. Chris O'Dell nel suo splendido libro parlava di uno George che a volte aveva la mano nella "spiritual bag" e a volte nella "material bag", a seconda delle serate. E' noto che mentre Pattie si dannava l'anima perchè si sentiva trascurata -in tutti i sensi!- dal marito santone (cosa di cui poi ne approfittò giustamente Clapton), il buon George se la sfangava bellamente con diverse amichette (tra cui la moglie di Ron Wood...). Ed è anche noto che per un periodo, verso la metà dei 70's, a Friar Park bazzicarono elementi come Legs Larry Smith e company, e le serate terminavano tra fiumi di alcol e polvere bianca. Tutto ciò mentre lui era il mistico George che tutti conoscono.
I'd have you anytime è certamente una di queste, e non mi sentirei di escludere la terza interpretazione (quella a sfondo sex). Resta comunque bellissima, in particolare nella scarna versione di Early Takes.
D'accordo su My sweet Lord e su Wah Wah, che però mi pare risalga alle sessions di Get Back (forse mi sbaglio).
Invece, quanto a Isn't it a pity, ho sempre pensato ad un significato universale indirizzato a tutta l'umanità (we...), magari un po' datato, più che ad un rapporto di coppia:
"Non è un peccato, non è una vergogna come ci spezziamo l’un l’altro i cuori e ci facciamo del male?
Come ci prendiamo l’amore degli altri senza pensarci troppo, e poi ci dimentichiamo di restituirlo?
Per alcune cose ci vuole tempo,ma, come faccio a spiegarmi, quando non tutti riescono a capire che siamo tutti uguali?
E per colpa di tutte le lacrime ci sono occhi che non riescono a vedere le bellezze che hanno intorno: non è un peccato?".
Ultima modifica di MrTwoOfUs il lunedì 04/11/2013 11:28:23, modificato 1 volta in totale.
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Re: THE HARE KRISHNA - i testi solisti di George.

Messaggioda HarryBudiniFan » domenica 03/11/2013 18:40:19

magari mi confondo con not guilty.

MrTwoOfUs ha scritto:Invece, quanto a Isn't it a pity, ho sempre pensato ad un significato universale indirizzato a tutta l'umanità (we...), magari un po' datato, più che ad un rapporto di coppia:


tutt'altro che improbabile, e ci sono anche i precedenti e i "successivi".
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Re: THE HARE KRISHNA - i testi solisti di George.

Messaggioda Cristiano » domenica 03/11/2013 20:33:40

La data di nascita stampata sulla carta d'identità di Wah Wah è il 10 gennaio '69.
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Re: THE HARE KRISHNA - i testi solisti di George.

Messaggioda HarryBudiniFan » domenica 03/11/2013 20:42:34

wah-tever.

ad ogni modo non continuerò con george. fatelo fare a sirfrankiecrisp.
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Re: THE HARE KRISHNA - i testi solisti di George.

Messaggioda MrTwoOfUs » lunedì 04/11/2013 11:27:04

HarryBudiniFan ha scritto:wah-tever.

ad ogni modo non continuerò con george. fatelo fare a sirfrankiecrisp.

Dai, almeno All Things...
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Re: THE HARE KRISHNA - i testi solisti di George.

Messaggioda MrTwoOfUs » lunedì 04/11/2013 11:36:18

Ok, approfitto di qualche mattinata libera e mi "faccio" io un po' di Harrison. Che ne dici Harry?
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Re: THE HARE KRISHNA - i testi solisti di George.

Messaggioda HarryBudiniFan » lunedì 04/11/2013 11:43:53

che il topic è aperto a tutti!
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Re: THE HARE KRISHNA - i testi solisti di George.

Messaggioda MrTwoOfUs » lunedì 04/11/2013 12:23:34

Con il permesso di harry che si è stufato.
All Things Must Pass part I
Run of the Mill
Per run-of-the-mill, letteralmente “la corsa del mulino” o il destino della fabbrica, gli inglesi intendono qualcosa di consueto (la solita storia), qualcosa che sta in declino.
Qui George paragona la Apple ad una fabbrica, esattamente come lui la vedeva nel 1969. La canzone –splendida- ancora una volta ci mostra una doppia chiave di lettura: una personale, riferita ad un amore in crisi, e l’altra chiaramente riferita alla Apple ed al suo declino ed alla disgregazione dei Beatles.
Si parte dall’amore, ovviamente. E qui ci viene detto che ognuno può comportarsi come vuole o adottare i metodi che preferisce, a patto che poi ne paghi le conseguenze:
Ognuno può scegliere se alzare o meno la voce: sei tu che decidi
Quale strada sceglierai, quando sentirai che il nostro amore non ti interessa più? Sei tu che lo decidi.
Nessuno che ti è vicino potrà mai addossarsi colpe che sono tue.


Poi si passa appresso, con una strofa “intermedia” che lega i due obiettivi della canzone
Domani quando ti sveglierai avrai un altro giorno per capirmi oppure per scaricarmi di nuovo.
Frase (sulla quale torneremo tra poco) che, se tradotta al plurale può essere anche riferita all’agonia dei Beatles ed ai rapporti oramai irrecuperabili con gli ex amici;
Infatti appare palese che:
Mentre i giorni vanno pian piano diminuendo mi costringete a chiedermi com’è che ho perduto la vostra amicizia, anche se questo lo si può leggere dai vostri sguardi.
L’amicizia in questione è non tanto quella di Ringo, che George si ritroverà tra i piedi un giorno sì e l’altro pure, quanto quella di John e, soprattutto, di Paul, proprio colui che lo portò a far parte dei Beatles.
In conclusione:
Arriverai da sola all’epilogo che tu stessa ti sei creata, con nessun’altro se non tu a farne le spese.
Sei tu che devi decidere.

E si ritorna al tema iniziale, lasciando però in bilico il doppio senso, caratteristica portante dei testi di George. Ognuno è padrone del proprio destino.
Harrison paragonò effettivamente la Apple ad una fabbrica “…una di quelle fabbriche delle cittadine del Nord per le quali ogni tanto arriva il capo e dice: ‘Ci sono problemi giù alla fabbrica’; solo che lì arrivava Paul e girava per gli uffici con aria inquisitoria dicendo ‘tu non vai bene’, ‘tu non lavori’. Era insostenibile”.

E infine c’è una terza chiave di lettura che può essere quella, inevitabile, a sfondo spirituale, se si interpreta in un certo modo la frase
Tomorrow when you rise, another day for you to realise me or send me down again.
“Domani quando ti sveglierai avrai un altro giorno per essere consapevole di me o per scaricarmi ancora”.

Qui ovviamente è Dio in persona che parla a Padre George.
Ultima modifica di MrTwoOfUs il lunedì 04/11/2013 12:33:04, modificato 2 volte in totale.
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Re: THE HARE KRISHNA - i testi solisti di George.

Messaggioda HarryBudiniFan » lunedì 04/11/2013 12:31:53

cioè. detto e fatto. in cinque minuti. ti hanno messo una mano bionica.
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Re: THE HARE KRISHNA - i testi solisti di George.

Messaggioda MrTwoOfUs » lunedì 04/11/2013 12:34:43

HarryBudiniFan ha scritto:cioè. detto e fatto. in cinque minuti. ti hanno messo una mano bionica.
:lol:
Ormai riesco a scrivere discretamente con la sinistra, e mi sono organizzato a scrivere più velocemente con la destra...
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Re: THE HARE KRISHNA - i testi solisti di George.

Messaggioda MrTwoOfUs » lunedì 04/11/2013 13:03:23

Beware of darkness
Questo è il George predicatorio che fa tanto discutere. Ma se lo fa con una canzone come questa, probabilmente se lo può permettere. Sarebbe stata bella comunque, anche se avesse parlato di capre o di fagiuoli.
Qui Harrison, manco fosse harrybudinison, lancia un avvertimento e un monito all’umanità intera: ragazzi, siamo circondati! Qui bisogna guardarsi da tutto ciò che ci sta attorno, bisogna stare all’erta e attenti anche a ciò che si calpesta. Una delle canzoni più scettiche di tutti i tempi, in cui l’oscurità è metafora di malvagità.
I primi a farne le spese sono gli imprevisti in generale, qui chiamati “falling swingers” (lui mica poteva chiamarli imprevisti...).
State attenti, guardatevi dagli imprevisti che ondeggiano intorno a voi e al dolore spesso si accumula sulla punta delle vostre dita.

Questo mi ricordo di averlo già scritto quando traducemmo George e ce l’ho conservato nel pc: falling swingers indica qualsiasi cosa che ondeggia e si posa a terra: qui può essere inteso anche come un imprevisto. In slang può indicare anche persone che praticano giochi sessuali (tipo scambi di coppia etc.), derivante da to fall (in love) in maniera ondeggiante e incostante (swinger): quindi il termine può essere inteso anche come lussuria.
Da qualche parte ho letto che probabilmente Harrison fu ispirato dagli oggetti da giardino appesi e ondeggianti, come piccole statuine di gnomi, chiamate “swingers”: quelle che si trovano sulla copertina di All Things Must Pass.
Harry Budini suggerisce che gli swingers sono persone ambigue, di grande fascino, indecise.


In sintesi, guardatevi intorno perché è facile essere vittime della depressione; non lamentatevi delle cose superflue e accontentatevi di ciò che avete.

Infatti non dovreste essere tristi per le cose futili, che inevitabilmente vi porteranno alla rovina:
guardatevi dai pensieri che ristagnano e si insinuano nella vostra testa, e alla disperazione che vi può circondare nel cuore della notte: guardatevi dalla tristezza. Essa può colpirvi e può farvi male, può rendervi infelici, e ricordatevi che non è questo quello per cui siamo al mondo.

Avanti con il Maya, che non è la celebre Ape, ma un qualcosa che impersona l’Illusione che non ci permette di vedere la vera realtà, quella per cui viviamo. Dunque attenti alla falsità e all’inganno e…
state molto attenti agli imbroglioni con le scarpe morbide che ballano sui marciapiedi e che come tutte le anime in pena vagano senza uno scopo. Attenti alle Illusioni.

Si conclude, dopo una insuperabile lead guitar, con il monito di far attenzione a qualunque tipo di avidità e agli arrivisti, utilizzando la metafora dei celebri Cedri di Atlanta che sembrano crescere all’infinito verso una scalata in verticale verso il cielo, dove c’è la più celebre stanza dei bottoni:
Dobbiamo fare molta attenzione ai capi avidi, loro vi porteranno dove non vorreste mai andare,
mentre come dei Cedri Piangenti di Atlante desiderano solo crescere, crescere e crescere…

Il testo ecclesiasticamente predicatorio viene perdonato solo grazie alle splendide metafore utilizzate e alla drammatica disumana melodia che riesce ad alleggerire il risultato finale ed a renderlo meno ostico. Decisamente un testo che fa pensare.
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Re: THE HARE KRISHNA - i testi solisti di George.

Messaggioda MrTwoOfUs » lunedì 04/11/2013 13:37:38

Ballad of Sir Franke Crisp (Let it roll)
Lasciatelo stare questo fantasmino, che non dà fastidio. Frankie Crisp fu colui il quale ideò Friar Park, con tutti i suoi giardini, i suoi antri, i suoi laghi e le sue caverne. Decisamente un tipo eccentrico, lasciò in giro per il castello aforismi e proverbi che colpirono molto George. Il suo spirito aleggiò per sempre nelle oltre cento stanze del maniero. E meritava una canzone: George ne parla come se fosse un cane da salotto, o meglio da giardino, ma in maniera splendida. Un quadretto crepuscolare degno di una Eleanor Rigby (mi si perdoni l’illustre –forse eccessivo- paragone). La canzone, grazie ad un arrangiamento sobrio ma minuzioso, ha acquistato quell’atmosfera “rotolante” e misteriosa che era nelle intenzioni dell’autore: è stata modellata in modo da rendere perfettamente l’idea di questo strano antico tizio che, vestito di tutto punto, con il monocolo ed il gilet a quadri, il fazzoletto intonato al cravattino, si aggira negli ottocenteschi meandri di un’abitazione assurda. Lasciatelo girare per la casa, che tanto non sporca, ammonisce George, creando un acquerello magnifico e delicato, con immagini che arrivano direttamente da un’altra epoca …
Ci vediamo là, dove risuona la vostra eco, là dove smarrite il vostro corpo nel labirinto...
Lasciate che giri nelle caverne o per le lunghe passeggiate tra Calma e Ombra...
(Cool e Shades sono i nomi di due dei viali di Friar Park)
riposatevi nei vostri boschi, con il fazzoletto intonato alla cravatta...
Immagini splendide, fotografie d’altri tempi, talmente reali che sembra improvvisamente di rivedere Joan e Molly, le due domestiche, intente a far le pulizie:
Dappertutto soltanto bizzarre illusioni, ecco Joan e Molly che spazzano le scale, con gli occhi che brillano pieni di luce interiore.

Neanche Paul McCartney, con tutta la sua proverbiale fantasia in questo genere di cose, non avrebbe potuto far di meglio.
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Re: THE HARE KRISHNA - i testi solisti di George.

Messaggioda HarryBudiniFan » lunedì 04/11/2013 13:50:59

edit: questo commento è ancora fermo a beware of dorkness.

ok, ben fatto.

secondo me nell'ultima strofa parla di paul.

ad ogni modo per quel che mi concerne, come hai accennato, "falling swingers" è da associare ai "greedy leaders" e ai "soft shoe shufflers" ovvero a "truffaldine ed ingannevoli figure antropomorfe".

inoltre per me non è trascurabile il tenere, come hai fatto, una traduzione letterale di cedri piangenti di atlante [invece che tradurre nel corretto corrispettivo italiano "cedri del libano"] perchè, oltre ad essere più suggestivo, insinua ulteriori significati associativi: atlante era quel tizio che nella mitologia vattelapesca si portava il mondo sulle spalle. allo stesso modo questi greedy leaders si portano sulle spalle il peso della loro smisurata ambizione [atlante] di crescere [il cedro] crescere crescere, che però li schiaccia come persone [piangente].
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