THE KINKS

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Re: THE KINKS

Messaggioda stewart » venerdì 28/08/2015 06:37:10

Io lo apprezzo molto, sarà perché forse e' il primo vinile dei Kinks da me acquistato, ma in generale perché lo trovo pieno di ottimi spunti e il suo ascolto e' sempre molto gradevole per me.
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Re: THE KINKS

Messaggioda Dr.Ebasta » sabato 05/09/2015 01:48:45

Avevo la tentazione di saltare a pie' pari tutti gli album più famosi, visto che di quelli si è scritto e riscritto, ma per bontà di documentazione vediamo
Face to Face (1966)
ossia l'inizio dell'epoca d'oro.
Il 1966 fu un anno molto importante per l'Inghilterra, al massimo dei suoi più recenti splendori. Il culmine fu la vittoria ai mondiali di calcio, proprio sulle note di quella Sunny Afternoon che anticipava l'album.
Face to Face riesce a fotografare meglio di qualsiasi altro lavoro musicale la società inglese dei mid-sixties, divisa tra il culto dell'apparenza e la realtà della working class. Un concept album "sociologico". Musicalmente è un altro passo in avanti, in direzione di quel nuovo music hall che ha riscosso l'apprezzamento del pubblico nei singoli precedenti. Grande contributo viene dal lavoro di Nicky Hopkins, ad esempio il clavicembalo di Rosie Won't You Please Come Home. Le canzoni non sono ancora complesse come diverranno in futuro, ma contengono una valanga di hook e idee melodiche.
I pezzi che mi piacciono di più, oltre a quelli già menzionati, sono i rock di Party Line e di House in the Country e la stralunata Holiday in Waikiki. Da segnalare anche Dandy (un grande successo in America nella versione degli Herman's Hermits), Session Man (forse una dedica a Jimmy Page) e il drone di Fancy.
Il mio giudizio: a tratti leggero, ma comunque imprescindibile. Un magnifico quadro dell'Inghilterra di Mary Quant per note e parole.
Tra le bonus tracks (anche se cambiano a seconda dell'edizione) due capolavori accomunati dal sarcasmo sferzante in salsa music hall. Il primo è la cupa Dead End Street, il secondo la maligna Mister Pleasant.
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Re: THE KINKS

Messaggioda Hairless Heart » venerdì 11/09/2015 15:19:10

Album del momento..... 8)

Facendo un piccolo passo indietro, alla conclusione di quello che hai definito il periodo degli “Early Kinks”, posso tentare un primo parzialissimo bilancio. E’ sicuramente una band che ogni appassionato di musica vintage non può ignorare, ha saputo sfornare una serie non indifferente di canzoni di livello, sia su album che soprattutto su 45 giri. Però questo punto mi chiedo: come mai non ha raggiunto, o meglio non ha perpetuato il grande successo (che pure, mi pare, all’epoca c’era) alla pari delle grandi band coeve, in primis Stones, Beatles e Who? Qualche spiegazione me la sono data. Intanto la qualità del suono, che si può paragonare forse a quella degli Stones, ma quella dei Beatles è davvero di un altro pianeta, indipendentemente dal restyling del 09-09-09 (non so, ma dubito dipenda dal supporto).
C’è poi la questione del cantato. Al di là delle melodie, campo in cui i Beatles sotterravano tutti, credo molto dipenda dall’esecutore. Who e Rolling Stones avevano/hanno un frontman dalle elevate capacità e soprattutto carisma. I Beatles di frontmen non ne avevano uno ma tre, forse quattro. Trovo il (i?) vocalist dei Kinks nettamente inferiore da questo punto di vista. E questo non può non influire sul risultato finale.
Ho poi un altro dubbio: non ho potuto fare a meno di notare dei rimandi agli altri grandi del periodo, anche qui i Beatles in primo luogo, ma come già detto pure agli Stones, in un paio di spunti su Kink Kontroversy io ho sentito chiaramente gli Who, di Dylan abbiamo già accennato. Mi chiedo se questo sia indice di ecletticità, o piuttosto di una certa mancanza (relativa, intendiamoci) di una propria personalità.
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Re: THE KINKS

Messaggioda Dr.Ebasta » venerdì 11/09/2015 22:31:15

Osservazioni interessanti.
Per quanto riguarda la questione dei rimandi sono in netto disaccordo.
I Beatles sono sicuramente una fonte di ispirazione originaria, e nei primi due album si nota qualche accenno di sound merseybeat, ma la cosa si esaurisce molto rapidamente. Forse sono perfino i Beatles a potersi dire maggiormente influenzati dai Kinks, almeno nel loro passaggio dalla canzone d'amore dei primi anni a qualcosa di liricamente più complesso e strutturato (cfr. Ian MacDonald).
In stile Stones mi viene in mente solo Milk Cow Blues, mentre per quanto riguarda gli Who è esattamente l'opposto.
Non solo gli Who riuscirono a ottenere un contratto discografico copiando (dichiaratamente) i Kinks in I Can't Explain, ma Ray Davies è sempre stato un punto fermo nella vita artistica di Pete Townshend.
Cito dalla sua autobiografia "Who I Am".
"The Kinks were playing quite a few of the same R&B songs that we did, and they somehow managed to be poetic, wistful, witty, wry and furiously petulant all at once. Along with the Stones, I will always regard them as a primary influence." (pag. 60)
"Donna Parker was, like me, a devoted Kinks fan and a Ray Davies disciple." (pag. 283)
(Parlando di White City, quindi 1985) "My inspiration was Ray Davies's Come Dancing. I was never ashamed to emulate that particular hero of mine." (pag. 379)

I Kinks in effetti hanno maturato molto presto uno stile assolutamente personale. Quando uscirono i Blur, non si disse che ricordavano la musica sixties, ma si tirarono in ballo proprio i Kinks.
Non ritengo neanche che il problema sia il vocalist. Sempre a pagina 60, Townshend ne fa una descrizione dettagliata: "He was almost as appealing as Mick Jagger, and for the same reasons: he was delicate, slightly androginous and very sexy".
Personalmente ho sempre visto Ray Davies come performer molto coinvolgente, e non è un caso se i loro concerti dei primi anni '60 fossero particolarmente selvaggi, finendo spesso in vere e proprie risse collettive.
Allora perché non hanno avuto lo stesso successo degli altri grandi vecchi? I motivi principali sono sostanzialmente due:
1) Nel 1965, quindi praticamente a inizio carriera, i Kinks subiscono un famigerato blocco dai sindacati americani, che gli impediscono di suonare negli USA per la durata di ben 5 anni. I Kinks furono gli unici a non poter andare a raccogliere i frutti della British Invasion, lì dove le altre band hanno costruito la loro leggenda. La causa ufficiale del ban fu il loro comportamento sregolato sul palco, ma in realtà si inanellarono una serie di circostanze spiacevoli durante il loro tour americano di quell'anno, e la scarsa diplomazia fece il resto.
2) Le tematiche. Ray Davies non ha mai scritto un rigo che non parlasse di quello che a lui interessava, e sfortunatamente questo era radicalmente opposto a tutto quello che i ragazzi dell'epoca avrebbero voluto sentire. Oltre a rappresentare la quintessenza stessa della Gran Bretagna (e quindi a essere fondamentalmente inappetibile oltreoceano), Ray scriveva di tazze di tè nel pomeriggio, dell'armonia pastorale nella società preindustriale e di uomini anziani, disperati o in bancarotta.
I Kinks sono melodicamente tre spanne avanti agli Who, ma cosa può avere più appeal? La canzone che inizia con "People try to put us down, just because we get around. Things they do look awful cold, I hope I die before I get old" o quella che inizia con "Long ago life was clean, sex was bad and obscene, and the rich were so mean. Stately homes for the Lords, croquet lawns, village greens, Victoria was my queen"?
Altri fattori importanti furono lo stridente contrasto tra l'avere instaurato nell'immaginario dei fan l'idea di una band da disco singolo, e il fatto che dal 1966 al 1994 Ray Davies abbia sfornato SOLO concept album, genericamente riguardanti tematiche che definire di nicchia è un eufemismo (Lola VS Powerman (1970) è un disco musicalmente superbo, ma che è fondamentalmente un'enorme rosicata contro l'industria musicale. A chi interessa?). La loro seconda giovinezza nelle charts arriverà, ma per allora saranno già dei divi del "classic rock".
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Re: THE KINKS

Messaggioda stewart » sabato 12/09/2015 13:18:44

Dr.Ebasta ha scritto:1) Nel 1965, quindi praticamente a inizio carriera, i Kinks subiscono un famigerato blocco dai sindacati americani, che gli impediscono di suonare negli USA per la durata di ben 5 anni. I Kinks furono gli unici a non poter andare a raccogliere i frutti della British Invasion, lì dove le altre band hanno costruito la loro leggenda. "


In realtà, all'epoca qualcosa trapelava nel mercato americano almeno tra gli ascoltatori piu' smaliziati. Soprattutto gli addetti ai lavori hanno preso molto dal sound Kinks soprattutto tra i vari produttori di gruppi garage americani.

Addirittura ci sono anche delle cover (ben fatte) di brani. In alcuni casi con un sound meno abrasivo con aggiunta di eco tipico dei prodotti del periodo.



o questo gruppo che a parte il solito riverebro tipico di quei dischi la "rollingstonizza" nella performance vocale.



questa la preferisco a quella dei Kinks piu' veloce, meno rifinita. Grande brano in ogni caso , un plauso a Davies per averla scritta.
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Re: THE KINKS

Messaggioda Hairless Heart » sabato 12/09/2015 14:31:23

"Osservazioni interessanti".... ma manco mezza che ti trovi d'accordo, Dr, :lol:
Rilancio solo parzialmente. La questione Who in effetti non l'ho controllata, ma quando ho parlato per i vari album di riferimenti ai Beatles, erano sempre nei confronti di canzoni antecedenti quelle dei Kinks. Anche nel disco che sto ascoltando adesso, Face to Face, c'è la famosa Dandy con un intro che è uguale sputato (accordo compreso) a quello di Run for your life. Sono certo che la cosa sia stata reciproca, le band in qualche modo si influenzavano l'un l'altra, ma sinora non ricordo canzoni dei Beatles con un rimando così evidente verso una dei Kinks (o degli Stones).
Per quanto riguarda la vocalità, non ho dubbi che dal vivo la resa fosse esplosiva. Su disco, alcune volte ho l'impressione che Davies canti "col freno tirato", come se stesse contemporaneamente leggendo il giornale. Forse è anche una questione di "ottave". :?:
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Re: THE KINKS

Messaggioda Dr.Ebasta » giovedì 17/09/2015 02:40:25

Ogni osservazione è interessante se c'è dietro un ragionamento che fila, a prescindere se lo stato delle cose sia corretto o meno.
Per quanto riguarda i Beatles, l'ispirazione iniziale è notevole, ma svanisce ben presto quando i Kinks trovano una loro strada molto personale e riconoscibile. Gli stessi Who tra l'altro trovarono ben presto un loro sound molto caratteristico.
Ma eravamo arrivati a
Something Else by the Kinks (1967)
Praticamente tutti i migliori dischi dei Kinks condividono lo stesso "difetto", ossia quello di accumulare le canzoni meno interessanti dell'album nella quarta sezione, ipotizzando di dividerlo in cinque. Il che in realtà vuole dire magari che le canzoni sono "semplicemente buone", e non fantastiche.
Something Else lo percepisco come un passo indietro rispetto ad altri album di questa fase per una questione prettamente psicologica, ossia il fatto che il nucleo di canzoni non all'altezza delle altre si estenda anche alla "terza sezione", ma il problema potrebbe semplicemente essere che il disco si apre e si chiude in modo troppo forte per lasciare un senso di coerenza.
David Watts potrebbe essere tranquillamente il miglior opener della loro carriera. Il conteggio e il riff vocale scaraventano l'ascoltatore all'interno di una cavalcata martellante, in cui Ray sciorina con il solito sarcasmo le lodi per il perfetto golden boy della scuola. Si prosegue con altri tre grandi brani. Death of a Clown è un pezzo accreditato ai Kinks, ma in realtà il vero e proprio debutto della carriera solista che Dave Davies intraprese nel frattempo. Poi Two Sisters, algido affresco autobiografico incorniciato dal clavicembalo di Nicky Hopkins, e poi la sonnolenta e misteriosa simil-bossanova di No Return.
La parte centrale del disco non è sgradevole, ma Harry Rag e Tin Soldier Man condividono troppo la stessa natura marziale, mentre Love Me Till the Sun Shines e Funny Face sono due prove di Dave decisamente più deboli. Molto meglio il rock un po' generico ma energico di Situation Vacant, e soprattutto il sound psichedelico di Lazy Old Sun che si risolve in una memorabile apertura.
Il penultimo brano, End of the Season, è un vero e proprio esercizio di stile, ma comunque memorabile. Poi va beh, si finisce con Waterloo Sunset, un pezzo che più di un collega di Ray e compagni ha definito la più bella canzone mai scritta, proprio da chiunque. Ed è una di quelle cose che puoi condividere o meno, ma capendo bene il perché lo si dica.
Il mio giudizio: il fatto che un album con alcuni dei pezzi sovraindicati sia un passo indietro rispetto agli altri del periodo la dice lunga sulla qualità della band. In ogni caso è da non perdere.
Tra le bonus tracks che mi ritrovo ci sono come al solito delle cose top. Due pezzi niente male sono di Dave (Susannah's Still Alive e Lincoln County), ma i singoloni erano appannaggio del fratello.
Wonderboy non ebbe un grande riscontro di pubblico, ma francamente stento a capire il perché. Tra gli estimatori va indicato John Lennon, che venne visto in un club di Londra mentre continuava a chiedere al DJ di metterla su.
E poi Autumn Almanac. Forse il brano più armonicamente complesso e ambizioso di Ray, di certo uno dei suoi grandi capolavori.
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Re: THE KINKS

Messaggioda Hairless Heart » mercoledì 23/09/2015 18:43:58

Tornando a Face to Face (ho un fuso orario diverso)…..
Rispetto al precedente Kink Kontroversy ritengo sia un disco meno compatto, con alti a bassi, anche se gli alti sono “più alti”, con almeno un paio di gemme.
Party Line è, a parer mio, beatlesiana vecchio stile; è immediata, ciononostante guadagna ad ogni ascolto. La famosa Dandy, altro pezzo tra i migliori, ha come dicevo un intro quasi uguale a quello di Run for your Life. Rosie….. è un pezzo più maturo, nobilitato dal clavicembalo, ma non convince più di tanto. Lo stesso dicasi per Too much on my mind e Session man, di cui apprezzo solo l’intro. Ma arriviamo a Rainy day in June. Eccola! La migliore dell’album, e il rammarico è quello di non sentirla interpretata da una voce più carismatica, tipo Jim Morrison o giù di lì. Holiday in Waikiki è molto simile alla contemporanea 19th Nervous Breakdown degli Stones, sia nel groove che nella parte cantata, sinceramente non so quale delle due preferire. La parte seguente del disco (la 4a? :P ) è abbastanza anonima, con la parziale eccezione di Little miss Queen…, una sorta di swing acustico demodé, un po’ tipo le cose registrate da McCartney nel disco My Valentine. Ma sul finire, ecco l’altra perla: Sunny Afternoon, la mia canzone del momento! Ecco, un pezzo così probabilmente ha ispirato lo stesso Macca per buttarsi su pezzi tipo When I’m 64 e altre del White Album.
E come accadeva per i primi album, le bonus tracks sono di livello mediamente superiore all’album, tutti i pezzi sono più o meno interessanti, da I’m not Like Everybody Else, a Dead End Street a Mister Pleasant. Persino i due inediti hanno un loro perché, l’ottima Mr Reporter e Little Women, uno strumentale che sembra uscire da From Genesis to Revelation, il rinnegato album d’esordio della band di Peter Gabriel.
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Re: THE KINKS

Messaggioda Dr.Ebasta » lunedì 28/09/2015 14:17:33

Bene, a questo punto mi toccherebbe parlare di Village Green Preservation Society (1968), ma francamente non so bene cosa dire, visto che di questo disco è già stato detto tutto (segnalo anche l'apposito articolo di Ondarock).
Facciamo così allora, mi rendo disponibile a discutere di questioni specifiche, se saranno sollevate, e nel frattempo provo a indicare cosa potrebbe non piacere del disco.
In primis mi viene in mente la sua "solidità", intesa come unitarietà sonora e stilistica. Fondamentalmente tutto il disco è tutto orientato al pop più che al rock, e associa minutaggi "early sixties" a una cifra musicale molto riconoscibile e poco varia (cosa che a me non dispiace affatto).
Poi boh, i testi? Se tutti quanti hanno snobbato questo album è probabilmente anche perché l'esaltazione di una realtà pura, bucolica, originaria, assolutamente britannica (e soprattutto immaginaria) non deve aver fatto molta presa sulla gente.
Canzoni che mi capita di skippare. Last of the Steam Powered Trains, più che altro perché l'approccio blueseggiante mi interessa molto poco, a prescindere da chi lo attui. Poi forse Big Sky, se non altro per il troppo parlato. E non sono neanche un grande fan di All Of My Friends Were There.
Ecco, tolte queste tre rimangono altre 12 canzoni, tutte con uno o due hook memorabili, almeno 10 delle quali avrebbero potuto essere pubblicate come singolo da qualsiasi band al mondo.
Il mio giudizio: facilmente nella top 5 della storia della musica. A quale posto in particolare lo lascio all'ispirazione del momento.
Tra le bonus track posso indicare solo Days, che è comunque uno di quei pezzi che non cederei in cambio di intere discografie di gente dignitosa. EDIT: ho risentito adesso l'altra bonus track, Mr Songbird, e mi è piaciuta un sacco. Ricorda la produzione di Donovan del tempo.
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Re: THE KINKS

Messaggioda Dr.Ebasta » mercoledì 30/09/2015 01:19:43

Ho appena scoperto l'esistenza di questa lettera, a firma di Pete Townshend.
Ora, che fosse un fan era noto, ma non pensavo a questi livelli. Non sono sicuro di quale album parli, ma immagino sia Arthur.
Immagine
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Re: THE KINKS

Messaggioda Hairless Heart » martedì 06/10/2015 10:31:35

Dr.Ebasta ha scritto:Something Else by the Kinks (1967) ...... lo percepisco come un passo indietro

Per me è stata una grossa delusione, il peggiore tra quelli che ho ascoltato sinora. In alcuni tratti sembra una raccolta di scarti di altri album, in altri addirittura un disco quasi provocatorio. Fatto sta che a parer mio non c'è un solo brano davvero all'altezza delle cose precedenti, neppure, ebbene si, la celebre Waterloo Sunset.
Dell'album salvo David Watts, che si regge completamente su quella specie di riff vocale, e non mi dispiacciono Afternoon Tea e pure Harry Rag: mi ricorda molto Raggle Taggle Gypsy, che io conosco nella versione dei Waterboys (probabilmente si è attinto alla stessa fonte).
Neanche le bonus sono strabilianti come in passato, quella che preferisco è Autumn Almanac.
Ora mi aspetto mirabilie dalla Preservation Society!
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Re: THE KINKS

Messaggioda stewart » martedì 06/10/2015 10:37:46

Per me è il disco meno bello, si avverte una certa stanchezza che però verrà prestamente superata negli episodi successivi.
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Re: THE KINKS

Messaggioda Dr.Ebasta » lunedì 12/10/2015 00:32:30

Tendenzialmente potrei anche essere d'accordo, nel senso che la presenza di filler è maggiore. Se però non gli piacciono Two Sisters (e soprattutto Waterloo Sunset) forse non gli piacciono proprio i Kinks, o almeno i Kinks meno upbeat. Troppe aspettative?
Comunque sia, quarantasei anni e due giorni fa, 10 ottobre 1969, usciva Arthur (or the Decline and Fall of the British Empire).
L'incredulità di Townshend sulla possibilità di eguagliare o perfino migliorare Village Green non è esagerata: da musicista sapeva bene che l'unico modo per farlo era tentare un approccio completamente (o quasi) diverso, che ha peraltro molto il comune proprio con la coeva Tommy. Arthur è un'opera rock incentrata sulla vita di un esponente qualsiasi della middle class inglese, ormai invecchiato. Sarebbe dovuta essere rappresentata in televisione (anticipando anche la stessa Tommy), ma la produzione finì per cancellare il progetto, lasciandoci solo la musica.
Ma il cambiamento rispetto a VGPS non è solamente nel passaggio da concept album a rock opera, quanto soprattutto nella scrittura prettamente art rock. In Arthur spariscono i piccoli acquerelli pop del disco precedente, soppiantati da brani non meno orecchiabili, ma più lunghi, complessi, genericamente composti da varie sezioni diverse a contrasto. Molte delle canzoni (Victoria, Yes Sir No Sir etc.) sono delle vere e proprie mini-suite, dove i cambi di tempo e di tonalità non inficiano però la fruizione di un prodotto che non vuole rinunciare alla sua anima popolare.
Come esempio per tutte si può citare Shangri La, il cuore dell'album. La canzone comincia con un arpeggio lievemente orientale, sul quale si descrive la magione di Arthur, il suo premio per aver lavorato tanto a lungo e tanto faticosamente. Si passa poi a un bridge discendente (ma in qualche modo più ottimista) che si arricchisce dei toni del clavicembalo, mentre si aggiungono le armonie vocali, che portano al ritornello corale. Dopo aver ripetuto questa struttura, si intromette una sezione mediana "minacciosa" incorniciata dagli ottoni, che cede il passo a una sorta di coro vaudeville, prima di ricongiungersi al tema dominante per il finale.
Mi piace sottolineare il fatto che la chitarra di Dave torni ad essere decisamente protagonista in questo album, sia sciorinando i riff di Brainwashed e della title track, sia prendendosi letteralmente la scena con veemenza, come nella lunghissima cavalcata strumentale in coda alla quasi parodistica Australia, o nello strano assolo dal sapore mediorientale durante la parte "concitata" di Mr. Churchill Says (mio brano preferito del disco).
In Inghilterra nessuno lo comprò, ma la critica specializzata lo accolse con grande favore. Per Rolling Stone fu il miglior disco britannico dell'anno, e i contendenti in lizza non erano pochi.
Il mio giudizio: in Arthur ci sono più idee musicali che nell'intera carriera di alcune band. Se non si è propensi a mettere VGPS nei primi cinque album di sempre, c'è comunque la possibilità che lo si voglia fare con questo.
Nelle bonus tracks si incontra Plastic Man, bella, ma leggermente inferiore ai singoli precedenti. Venne censurata dalla BBC e non fece grande strada. King Kong è un discreto lato B, ma per questa volta mi preme maggiormente parlare di due brani di Dave. This Man He Weeps Tonight ha un refrain a dir poco glorioso, e Mindless Child of Motherhood dovrebbe stare in qualsiasi top 10 della band. Uno di quei pezzi in cui ti sembra che sia arrivato il ritornello, e invece siamo ancora al pre-bridge, e sarebbe bastato anche solo quello.
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Re: THE KINKS

Messaggioda Hairless Heart » giovedì 22/10/2015 14:59:19

Dr.Ebasta ha scritto:.... forse non gli piacciono proprio i Kinks, o almeno i Kinks meno upbeat.

A questo punto è probabile. Perché neppure l'ascolto del tuo disco preferito è stato per me soddisfacente.
In Village Green Preservation Society non c'è un solo brano da farmi fare il salto sulla sedia. La migliore , forse, proprio Village Green e l'opening-track, oltre forse a :laughing6:
Canzoni che mi capita di skippare. Last of the Steam Powered Trains, più che altro perché l'approccio blueseggiante mi interessa molto poco, a prescindere da chi lo attui.

Tendenzialmente col blues ho lo stesso rapporto, ma qui mi sembra una delle canzoni più sostanziose.
Tempo fa ragionavo sul fatto che da due album a questa parte trovo che i rimandi ai Beatles si sono praticamente azzerati, ma è anche vero che non sempre erano queste le canzoni che preferivo nei vari dischi. Boh.....
Purtroppo il mio scarso inglese non mi premette di apprezzare il lavoro ai testi, il mio giudizio verte esclusivamente sulla musica.
Annuncio che per qualche tempo, entro in pausa-Kinks, ho troppe cose arretrare da ascoltare.
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Re: THE KINKS

Messaggioda John Paul » lunedì 25/01/2016 20:46:27

Reunion lo scorso dicembre:

https://youtu.be/xV21rjO4OqE
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