IO E I BEATLES - di Daniela Longo
Articolo apparso sul sito www.italoeuropeo.it
Daniela Longo è nata 26 anni fa a Catania, dove si è
laureata a pieni voti in Lingue e Culture Europee discutendo la tesi Lucy in
the Sky with Alice: il nonsense nei Beatles e in Lewis Carroll. Vive a Roma
dove ha conseguito un master in Traduzione e Adattamento delle opere
Audiovisive e Multimediali per il doppiaggio e sottotitolaggio. Si dedica al
forum fab4fans.com nel quale, insieme ad altri amici fa da moderatrice,
anche il suo intervento, come quello di Silvia Panetta, comparira’ nel saggio
“I Beatales? Più santi che demoni”:<<Avevo 12 anni quando per
la prima volta le note di Penny Lane entrarono nelle mie orecchie. Fu amore a
primo “ascolto”. Da allora non sono più riuscita a separarmene e i Beatles sono
diventati la colonna sonora della mia vita.Canzoni come All my
Loving, I Want to Hold Your Hand, In my Life, Nowhere
Man, Here Comes the Sun e tante altre, mi hanno accompagnata durante
lotte adolescenziali, amori non corrisposti, scelte universitarie, gioie e
dolori di una vita trascorsa nella semplicità di un paese siciliano. Ricordo
che a 14 anni, quando il resto delle mie compagne di classe ascoltava boyband
che si sarebbero dissolte nel giro di pochi mesi, io idolatravo un gruppo che
aveva smesso di suonare più di dieci anni prima della mia nascita. Ma per me la
loro musica non è solo una valvola di sfogo, è ben altro. In quelle liriche
riesco a carpire i più profondi messaggi d’amore e di gioia; la dolcezza e
l’ingenuità, a volte, di certi loro testi degli esordi sono la dimostrazione di
come quattro semplici ragazzi abbiano fatto della musica un mezzo per esprimere
emozioni comuni a tutti, negli anni ’60 come ai nostri giorni.Ecco
perché, anche a distanza di tempo, sono apprezzati da persone di tutte le età;
non importa aver vissuto i loro anni, l’importante è riuscire a trovare, nelle
loro parole, la magia di determinate emozioni. Io ci sono riuscita e ci riesco
ogni volta che accedo al loro mondo.Potrà sembrare banale, ma i
Beatles hanno influito moltissimo nelle scelte della mia vita, a partire dalla
decisione di frequentare l’università di lingue fino a quella di far di loro
l’oggetto di studio della mia tesi. Volevo si sapesse che non si tratta solo di
cantanti, ma di poeti, di artisti che hanno tratto ispirazione da un semplice
disegno di un bambino o da un’opera letteraria come quella di Lewis Carroll (Alice
nel Paese delle Meraviglie).La mia dissertazione è suddivisa in
quattro capitoli. Nel primo mi sono soffermata sulla vita dei Beatles prima che
diventassero famosi, proprio per sottolineare la semplicità e, in un certo
senso, la normalità del mondo da cui provenivano. Nel secondo capitolo è
presentata una breve biografia di Carroll, l’importanza delle sue opere e della
tecnica (il nonsense) che utilizzò per scriverle. Il terzo capitolo, il più
bello e importante, vede la comparazione tra questi testi letterari e alcuni
brani dei FabFour, a partire da Lucy in the Sky with Diamonds; è
risaputo, infatti, che Lennon, per scrivere questa lirica, prese spunto dalla
storia di Alice, tanto che possiamo trovare un riscontro palese con il quinto
capitolo di Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò; l’episodio
vede Alice in un negozio in compagnia della Withe Queen che si trasforma
in una pecora; il paesaggio circostante cambia, il negozio cede il posto ad un
fiume e Alice si ritrova in pochi secondi a navigare su una piccola barca:
“Picture yourself in a boat on a river,/ With tangerine trees and marmalade
skies…”, dove i cieli di marmellata e gli alberi di tangerino (un ibrido di
mandarino e arancio) sono la tipica immagine colorata del mondo disegnato da
Carroll, il cui esempio più noto può essere rappresentato dalla tana del
coniglio bianco in cui Alice cade nel primo libro (Alice scorge marmellate di
arance e oggetti colorati e sicuramente estranei ad una tana di coniglio). E ancora: “Cellophane flowers of
yellow and green,/ Towering over your head/[…]
Everyone smile as you drift past the flowers,/ That grow so incredibly high”. Altro chiaro riferimento al libro
dello scrittore vittoriano; si rifà all’episodio in cui Alice tenta di entrare
in un giardino, dove poi troverà dei bellissimi fiori colorati parlanti;
l’atmosfera del tutto irreale mantiene il lettore (e in questo caso,
l’ascoltatore) attento e immerso in un mondo di fantasia, dove a dominare sono
i colori e le assurdità di un regno al cui centro troviamo Alice e Lucy. Carroll
fu ispirato da una bambina a cui era solito raccontare favole e utilizzò il
nonsense per celare i suoi messaggi contro la società del tempo; Lennon fu
ispirato, a sua volta, da Carroll e utilizzò il nonsense probabilmente per
scappare da qualcuno o da qualcosa. Del resto noi sappiamo solo quello che John
voleva farci sapere; per carpire le sue emozioni interiori occorre analizzare
più nel profondo le sue liriche e i suoi componimenti. Lucy/Alice rappresentò,
per lui, un’eroina, il simbolo della donna che un giorno l’avrebbe salvato (e
in futuro questa figura sarebbe stata ricoperta proprio da Yoko Ono). L’ingenuità,
la dolcezza, la semplicità di un personaggio come Lucy, rappresentano il mondo
ideale in cui lo stesso John si nascondeva o in cui, forse, avrebbe voluto
vivere. Non a caso, durante gli anni di scuola, Lennon leggeva con interesse
sia Carroll che Joyce, facendo propri i messaggi che tali scrittori mandavano
con le proprie opere. Alice non dev’essere considerata la semplice protagonista
di una favola, ma l’esempio di un modo di vivere; nessuna bambina reagirebbe
come ha reagito Alice davanti a certe astruse situazioni come quella del Cappellaio
Matto o dei fiori parlanti. La maturità di questo personaggio, mista alla sua
ingenuità, creano la simbiosi ideale per il giusto modo di affrontare la vita. John
aveva colto questo messaggio e utilizzò Lucy per diffonderlo a sua volta. E’
vero, leggendo il testo di questa canzone in modo superficiale, non si riescono
a scorgere queste sfaccettature, ma è anche vero che non ci si può limitare a
questo tipo di analisi, occorre andare oltre. Lucy in the Sky with Diamonds
ci aiuta a sognare e ad affrontare le noie di ogni giorno con un sorriso.Questo
mondo “nascosto” incrementa la magia delle melodie dei Beatles, impernia i loro
testi di quell’atmosfera fiabesca che troviamo nei libri di Carroll e
soprattutto smentisce chi, volendo screditare a tutti i costi l’operato di
questo gruppo, ha malignamente sottolineato come l’uso che facevano di acidi
potesse essere l’unico motivo di tante fantasia e, in certi casi, bizzarria. Invece
le analogie con l’autore vittoriano continuano e sono riscontrabili in altre meravigliose
canzoni come I am the Walrus, Glass Onion o Nowhere Man. L’intento
della mia tesi, però, non era solo quello di mettere in risalto l’aspetto
“colto” del gruppo, ma anche la delicatezza e fragilità delle loro personalità,
proprio per evidenziare come questi ragazzi altro non erano che giovani come
tutti alla ricerca di se stessi. Ecco perché, nel quarto capitolo, ho
analizzato i libri di John (In His Own Write e A Spaniard in the
Works) che utilizzò la stessa tecnica di Carroll per scrivere delle opere
apparentemente senza senso ma che in realtà celavano un profondo disagio nei
riguardi del mondo e della vita in generale. Lennon, infatti, era molto più
vulnerabile di quanto volesse dare a vedere. Dietro le sue parole possiamo
scovare palesi attacchi alla società e manifestazioni di solitudine. John
nascondeva le sue paure dietro storie ricche di riferimenti alla violenza, alla
futilità della vita e delle amicizie. Chi, almeno una volta nella vita, non si
è sentito solo e frustrato come lui? Chi non è stato un Nowhere Man?
Credo tutti… Ma non tutti hanno reagito allo stesso modo, scrivendo nero su
bianco le proprie emozioni, cercando di esorcizzare questi malesseri con
liriche e componimenti, come a volerli scacciare per sempre. E’ strano rendersi
conto di quante cose possano nascondersi dietro una canzone o una semplice
favola. Non semplici idoli per ragazzine, dunque, ma artisti di
grande spessore, capaci di trasmettere le proprie emozioni attraverso melodie
cariche di energia, rabbia, dolore, gioia e umanità. Basta non incorrere, però,
nell’errore di divinizzarli, per carità. Di strafalcioni ne presero anche loro,
di esperienze negative ne accumularono, ma è normale che sia così, la vita si
costruisce sopra i propri sbagli.Mentre cercavo materiale per la mia
analisi, mi sono imbattuta nel forum fab4fans.com. Ne sono entrata a far parte
e adesso ne sono pure moderatrice. E’ un po’ “l’isola che non c’è” di tutti i
beatlesiani, un posto dove il tempo si è fermato: si condivide la stessa
passione, ognuno esprime il proprio parere su qualsiasi cosa riguardi Paul,
John, George e Ringo. In un mondo sempre più virtuale, questo forum spicca per
la sua concretezza: sono nate delle amicizie reali, ci si riunisce più volte
l’anno e si trascorre il tempo cantando le canzoni dei Beatles e divertendoci
nella semplicità dello stare insieme.Tutto questo può nascere da un
gruppo musicale? La risposta è sì. E’ successo a me. E’ successo a tutti quei
miei amici che mi aspettano stasera per raccontarci com’è andata la settimana. Succederà
a chi, come noi, si vorrà avventurare in una favola come quella creata dal
semplice ascolto di Hey Jude o dalla dolcezza di una dichiarazione
d’amore come I Will. Nei momenti di sconforto o di tristezza, parole
come quelle di With a Little Help from my Friends ti aiutano a ritrovare
il sorriso, a comprendere che non si è mai soli, che basta lo sguardo amico di
una persona cara per trovare la forza di rimboccarsi le maniche e andare
avanti. In fondo i Beatles, prima di tutto, erano proprio questo: quattro amici
che decisero di intraprendere insieme un’avventura che li avrebbe portati
lontano e che li avrebbe tenuti per sempre legati nonostante il futuro avesse
riservato loro strade diverse. Un po’ quello che succede nella vita di tutti i
giorni.E allora grazie Beatles, grazie per aver arricchito il mio
cuore, per avermi dato accesso ad un mondo che temevo potesse essere solo
fittizio, ma che in realtà ho scoperto esistere veramente. Se la vostra musica
ha mantenuto lo stesso fascino che emanava quando è stata composta, un motivo
ci sarà e va ricercato nell’immenso mare che sono le vostre melodie cariche di
energia, amore e vitalità. Vorrei concludere citando proprio una loro
meravigliosa canzone che mi ha insegnato tanto, In my Life: “There are
places I’ll remember all my life, though some have changed, some forever, not
for better, some have gone and some remain. […] But of all these friends and
lovers, there is no one compares with you…”, “Ci sono luoghi che ricorderò per
tutta la vita, alcuni sono cambiati, alcuni per sempre, non in meglio, alcuni
non ci sono più e altri sono rimasti […] Ma di tutti questi amici e amori, non
c’è nessuno paragonabile a te…>>.
Daniela
Longo